Il mercato degli eventi in Italia: outlook 2009

6-mag-2009 -

Pubblichiamo un interessante contributo di Anna Mocchi, Direttore del magazine “Convegni Incentive e Comunicazione”, sulla ricerca “Il mercato degli eventi in Italia – outlook 2009”.
 
 

 

Nella crisi economica globale, rivela la seconda edizione della ricerca promossa da Convegni,
anche gli investimenti in eventi subiscono una frenata, ma restano una leva di marketing sempre più strategica e pensata in modo integrato nei piani aziendali. Le aziende tengono le redini delle strategie e valorizzano le competenze interne acquisite dopo anni di sperimentazioni, mentre alle agenzie chiedono uno sforzo di creatività e la capacità di essere “vicine” all’azienda, ripagandole con un alto tasso di fidelizzazione. Gli eventi si accorpano e diventano multitarget e multiformat, facendo saltare ulteriormente gli steccati tra le varie professionalità di un mondo in continua evoluzione, dove l’importante non sono le etichette ma i risultati
 
L’indagine, che è stata realizzata con il supporto della società di ricerca DataContact per l’elaborazione dei dati raccolti e dei risultati, si è basata su 200 interviste a responsabili di aziende che investono nel mercato degli eventi, e, a completamento del quadro, quest’anno, a 160 agenzie che lavorano per l’organizzazione degli eventi aziendali, per studiare le previsioni di investimento negli eventi per il 2009.
Dopo anni che avevano visto crescere il mercato degli eventi, in controtendenza con altri strumenti tradizionali come la pubblicità, e diventare una leva di marketing e di comunicazione sempre più importante, per la prima volta, come effetto della recessione globale, si registra un inevitabile rallentamento. Da un’analisi attenta dei risultati emerge però che gli eventi sono comunque importanti ed efficaci per le aziende, ma che in questi primi mesi dell’anno si è scelto di adottare una generale prudenza, di posticipare la pianificazione degli eventi nel corso dell’anno o di organizzare eventi con maggiore sobrietà, anche per motivi di immagine, non volendo realizzare eventi sfarzosi e costosi.
 
Alcuni elementi chiave emersi dalla ricerca:
 
·         Un manager su due dichiara di aver diminuito il budget dedicato, ma lo ha fatto innanzitutto a causa delle minori risorse economiche (85%) e solo nell’1% dei casi perché poco soddisfatto degli eventi realizzati nell’anno precedente. Il 45% delle aziende però conserva stabili gli investimenti in eventi o li accresce.
·         L’evento è sempre più strategico. Lo si deduce dalla composizione dei decisori cui fa capo l’ideazione e l’organizzazione: non sono i responsabili degli uffici eventi o i marketing e communication manager, ma nel 60% dei casi i vertici dell’azienda, amministratori delegati, presidenti, direttori generali.
·         A conferma che gli eventi sono uno strumento di comunicazione e motivazione utile a livello interno all’azienda, tra le varie tipologie di eventi pianificati per il 2009, al primo posto, ci sono i meeting interni. Tre aziende su quattro, infatti, ha intenzione di realizzarne e nel 40% dei casi ne farà più di cinque.
·         Tengono bene anche gli eventi speciali (62,5%), intesi sia come eventi interni (dall’immancabile cena aziendale alla celebrazione di ricorrenze), sia soprattutto come quelle
occasioni, ormai irrinunciabili, in cui l’azienda scende in strada, in piazza, nei locali pubblici, nei punti venditaper stabilire un contatto diretto con i consumatori.
·         Scendono invece dal primo posto occupato l’anno scorso le convention, che con un calo del 16% restanoin terza posizione. Si conferma la tendenza a dilatarle nell’arco di due/tre giorni e a sovrapporle con altri tipi di evento, dando vita a momenti multiformat e multitarget: un approccio tattico per aumentare il ritorno degli investimenti e ottimizzare la spesa.
·         Un discorso a parte meritano i viaggi incentive realizzati dal26,6% di aziende (in calo del 16,5% rispetto all’anno scorso), perché sono quelli che hanno risentito maggiormente della crisi dei grandi investitori tradizionali (banche, finanza e automotive).
·         Per quanto riguarda le sedi preferite, al primo posto, come l’anno scorso, ci sono gli alberghi, scelti dal 70% dei manager, perché offrono tutti i servizi necessari ma anche perché stanno dimostrando grande flessibilità nelle soluzioni; per contenere i costi cresce il ricorso alla sede aziendale (20%), cui seguono i centri congressi (15%) e le dimore storiche (10%), mentre emergono nuove tendenze come i locali pubblici e i temporary shop.
·         Come conseguenza diretta del taglio dei budget c’è una riduzione di lavoro per gli organizzatori, che dichiarano un andamento del business nel primo trimestre 2009in calo per il 42,5%, anche se c’è un consistente 19,5% di agenzie che segnala una crescita.
·         Qualche segnale positivo viene poi dalle modalità di ingaggio. Nella crisi le aziende hanno paura di rischiare, mettendo alla prova un’agenzia sconosciuta, e preferiscono affidarsi alle agenzie con cui hanno un rapporto consolidato, scelte nel 66% dei casi, mentre solo nel 35% si indice un gara.
 
Foto di: jcortell   

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