Può essere utile anche per ampliare la propria rete personale di contatti iscriversi a Linkedin , profilarsi e poi scegliere i Group più interessanti. I frequentatori di Linkedin più sgamati, dicono che i profili professionali più interessanti sono molte volte contattati dai tanti head hunter presenti in rete.
Anzi la possibilità di cercare all’interno dei Gruppi a tema professionale, consente ai cacciatori di teste un contatto diretto con i profili ( un cv più essenziale) evitando loro di pubblicare costosi annunci e di perder molto tempo nel recruiting. Un motivo in più per esserci.
Anzi la possibilità di cercare all’interno dei Gruppi a tema professionale, consente ai cacciatori di teste un contatto diretto con i profili ( un cv più essenziale) evitando loro di pubblicare costosi annunci e di perder molto tempo nel recruiting. Un motivo in più per esserci.
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Foto: fantasticfiction





Un rapporto appena pubblicato dalla societa’ di sicurezza informatica Sophos mette in guardia dai possibili rischi derivanti dall’uso dei social network, soprattutto sul luogo di lavoro.
Secondo il Security Threat Report, il 63 per cento degli amministratori delle aziende monitorate teme che i dipendenti rendano pubbliche, proprio attraverso siti come Facebook o Twitter, troppe informazioni personali e aziendali.
Si starebbe diffondendo, dunque, una nuova paura delle aziende nei confronti dei social network, già tenuti a debita distanza. Alcuni enti sono arrivati a chiedere ai dipendenti di fornire tutte le password per accedere ai loro profili personali, altre aziende invece sono riuscite a far rimuovere messaggi ritenuti minacciosi per la loro reputazione.
A completare il quadro ci pensa, dunque, lo studio di Sophos. Secondo il report, però, il vero rischio dei social network non sarebbe limitato alla condivisione di informazioni personali e relative all’azienda per cui si lavora. La ricerca rivela come il 25 per cento delle aziende monitorate sia stato attaccato da spam, phishing e malware conseguente l’uso di social network, anche a causa dell’utilizzo di URL abbreviate su Twitter.
Tali dati giustificherebbero le decisioni già prese in via cautelativa. Il 30 per cento delle aziende prese in considerazione, infatti, avrebbe deciso di bloccare l’accesso ai social network nei luoghi di lavoro. Inoltre, due terzi del totale dei manager intervistati da Sophos crede che essi mettano a rischio la sicurezza aziendale.
Lo scenario futuro non sarebbe dei migliori. Sophos afferma che i siti del Web 2.0 diventeranno sempre più un campo minato infestato da malware e spam.
Federica Ricca
Grazie per il suo contributo. Condividiamo quanto da lei riportato, ma riteniamo alcuni social network (solo alcuni, non tutti), come ad esempio LinkedIn, più un’opportunità che non una minaccia.
Una policy aziendale con poche e semplici regole in merito all’utilizzo dei social network può essere sufficiente ad evitare buona parte dei rischi.
La notizia di qualche giorno sull’utilizzo di Twitter nei Ministeri in UK ( http://bit.ly/32nlJr ) è un segnale di come il web 2.0 sia ormai una realtà anche in ambito istituzionale. Anche in questo contesto sono necessari regole e buon senso.
…in effetti l’eccessiva libertà e la non regolarizzazione di ciò che andrebbe (o non andrebbe) pubblicato all’interno di una community come Facebook, Linkedin o altre “è terreno fertile per tutte quelle attività illecite legate al furto di identità, di informazioni confidenziali e di dati sensibili in genere. Attività che, escluse le eventuali vulnerabilità agli attacchi mirati a rubare le informazioni mediante hacking presenti sui siti ospitanti, sono favorite da un uso errato da parte degli utenti finali, più che da vere e proprie azioni estorsive dei cyber criminali”.
Più che l’incallito criminale è l’utente inesperto o sbadato a mettere a rischio i dati aziendali.