2011: Nuove sfide per l’aviazione civile

7-mar-2011 -

Le trasformazioni del sistema economico globale hanno avuto effetti imponenti anche sul settore dei viaggi d’affari. Archiviato il 2010, le stime per il 2011 sembrano incerte. E’ davvero questo il “new normal” di cui tanti hanno parlato, sentenziato e “pontificato”? Oppure ci attendono nuove sfide e nuovi equilibri da raggiungere?

Rileggendo il post di un anno fa, dal titolo It’s over, abbiamo rivissuto la stessa sensazione di quando lo abbiamo scritto. Era quasi come “la quiete dopo la tempesta”, dopo oltre un anno di numeri negativi con percentuali a doppia cifra, dopo la più grande riduzione della domanda nella storia dell’aviazione civile, ci sentivamo ottimisti e fiduciosi in un 2010 positivo e già a maggio i primi dati della Business Travel Survey confermavano la ripresa del numero di trasferte e la diminuzione del costo medio.  

La riorganizzazione e l’ottimizzazione di viaggi e trasferte si è sostanziata anche nell’allineamento dei processi di acquisto di servizi di viaggio alle Travel Policy aziendali, e su questo il ruolo delle Travel Management Company è stato a nostro avviso determinante.

Ma si apre un nuovo “fronte”, e assieme alle buone notizie (aumento del’8,2% del traffico passeggeri e del 9,1% del traffico merci a gennaio 2011 rispetto allo stesso mese dello scorso anno) arrivano gli aumenti del costo del petrolio dovuti principalmente all’instabilità socio-politica in alcune delle nazioni produttrici. La IATA dichiara un costo aggiuntivo per le compagnie aeree di 1,6 miliardi di dollari per ogni dollaro di aumento del petrolio, che in un modello economico con margini medi di profitto pari all’1,5%  incide sicuramente e può alterare le situazioni di equilibrio anche dei principali player.

Altro punto importante e critico in quanto genera costi incrementali per i passeggeri con conseguente pressione sulla domanda è legato all’introduzione da parte di alcuni governi di nuove tasse, alle quali nelle denominazioni viene talvolta aggiunto il prefisso eco- così da renderle giustificate e giustificabili da politiche ambientali.
Regno Unito, Germania e Austria sono i casi più recenti (clicca sui nomi dei paesi per approfondire).

Chissà, forse proprio la rincorsa ad un minore impatto ambientale può essere la via d’uscita ai possibili scenari a medio termine con il prezzo del petrolio alle stelle. Certamente non con l’aggravio di spesa per il passeggero ma con ulteriori azioni mirate all’efficienza di motori ed aeromobili, e con la sperimentazione di bio-carburanti o di propulsori ibridi.

Altro che “new normal”!

Immagine: Ponzi_Unit

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