Bufera sui vettori low cost: la crisi del settore aereo non risparmia nessuno

Redazione BTF - Scenari - commenta (29 luglio 2008)
 
La tempesta perfetta del settore aereo si abbatte anche sulle compagnie low cost. Con il prezzo del petrolio alle stelle anche questo modello di business che sembrava inossidabile inizia a mostrare i primi segni di cedimento. Da Ryanair, che rischia di chiudere il 2008 in rosso per la prima volta dal 1997, agli altri vettori low cost, che propongono le soluzioni più fantasiose per uscire dalla crisi. I servizi di base a prezzi bassi sono solo un ricordo.

 
La crisi del settore aereo dovuta alla crescita del prezzo del carburante non risparmia nessuno, neppure le compagnie low cost che fino a pochi mesi fa sventolavano bilanci con profitti altissimi. Ieri infatti il presidente di Ryanair Michael O’Leary ha annunciato che la sua aviolinea ha chiuso il trimestre (aprile-giugno 2008) con un utile in calo dell’85% rispetto al trimestre di riferimento 2007 e che l’anno fiscale potrebbe chiudersi complessivamente con una perdita di 60 milioni di euro. Per la prima volta dal 1997, l’anno in cui è stata quotata in borsa, Ryanair potrebbe essere “in rosso” e dimostrarsi un modello di business meno inossidabile di quanto si pensasse.
 
La notizia non arriva certo come un fulmine a ciel sereno. Qualche mese fa Ryanair aveva congelato premi e paghe di 46 senior manager, prima avvisaglia che la situazione economica non era già allora delle più rosee. Le cause sono presto dette: con il prezzo del greggio a barile che è passato dai 61 ai 117 dollari il carburante è arrivato a rappresentare per Ryanair ben il 50% dei costi operativi, contro il 36% di un anno fa. Inoltre l’apertura di nuove tratte a medio raggio ha fatto lievitare ulteriormente i costi. I profitti sono quindi in picchiata, nonostante il numero dei passeggeri sia aumentato rispetto al giugno 2007 (+15%). La soluzione annunciata da Michael O’Leary è un’ulteriore riduzione dei prezzi, di circa il 5%, per aumentare ulteriormente il volume dei viaggiatori e spalmare i costi fissi su una base più larga.
 
Le brutte notizie per questa compagnia aerea però non finiscono qui. Sempre di ieri è la notizia che l’Antitrust ha condannato Ryanair a pagare una multa piuttosto salata di 54.100 euro per pubblicità ingannevole, avendo sponsorizzato collegamenti da Roma, Milano , Pisa e Venezia “a partire da 10 euro tasse incluse”, mentre il prezzo per il pagamento con carta di credito era di molto superiore.
 
E continuando a parlare di pubblicità, chi non ha in mente le accesissime polemiche suscitate dalla pubblicità di Ryanair che mostrava Umberto Bossi con dito medio alzato, immagine chiaramente usata per polemizzare contro il governo italiano ed i presunti aiuti ad Alitalia? Se da un punto di vista pubblicitario Ryanair ha catturato sicuramente l’attenzione, l’immagine è stata innegabilmente di pessimo gusto.
 
Ma la crisi economica non colpisce certo solo Ryanair. Molte altre compagnie low cost vedono i propri profitti risicati o nel peggiore dei casi cancellati dal caro petrolio e stanno studiando soluzioni ad hoc per correre ai ripari. Se Ryanair propone di abbassare sempre di più il prezzo dei biglietti, altre compagnie hanno deciso di estendere la gamma dei servizi a pagamento disponibili sull’aereo e in aeroporto. Il risultato? Negli ultimi mesi sono diventati a pagamento servizi che fino a poco tempo fa erano considerati essenziali e quindi compresi nel prezzo.
 
Qualche esempio? Il check-in può essere gratuito online, ma a pagamento in aeroporto. Oppure l’imbarco in stiva di un solo bagaglio è ormai a pagamento per ben tredici compagnie, per un prezzo che varia da quattro a venti euro. E se il peso è superiore a quello consentito, ogni chilo in più può essere pagato fino a quindici euro. Ma le compagnie aeree si sono dimostrate particolarmente fantasiose anche nel proporre a pagamento altri servizi meno essenziali ma di sicuro appeal sui viaggiatori. Volando con Transavia si può pagare fino a 30 euro in più per avere una poltrona più comoda e più spazio per le gambe, mentre Fly Niki e Sterling Airlines offrono i posti più sicuri, ovvero quelli vicino allo scivolo, con un supplemento dai 14 ai 16 euro.
 
Tutti questi aumenti e servizi a pagamento rientrano in una precisa strategia di marketing: si tende a premiare quei viaggiatori che fanno tutto online, dalla prenotazione al check-in, perché in questo modo i tempi di permanenza in aeroporto si accorciano e la compagnia aerea risparmia; senza contare i risparmi dovuti alla disintermediazione. Ovviamente, meno personale di terra e voli più frequenti si traducono facilmente in maggiori profitti.
 
Ma anche la tariffa base senza optional ha registrato aumenti significativi nell’ultimo anno, che possono andare dall’11% al 37%. Volare coi low cost sembra non essere più così economico e comodo, almeno stando ai dati attuali. La domanda che viene spontaneo chiedersi è quanto a lungo questo modello di business potrà resistere nelle condizioni economiche attuali e fino a che punto il viaggiatore è disposto a pagare ciò che prima era incluso nel prezzo del biglietto.
 
 
Foto di FotoJunkie.
 

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