Le stelle possono ancora orientare i viaggiatori? Il caos delle certificazioni nell’hotellerie

Redazione BTF - Supplier News - Travel Assistant - 1 comment (12 giugno 2008)
Le stelle assegnate agli hotel sono una delle principali caratteristiche su cui i viaggiatori basano le proprie scelte di pernottamento. Ma nel campo delle classificazioni regna una grande confusione, tra regolamenti diversi per ogni regione, istituti di certificazione indipendenti, normative comunitarie, scarsità di controlli periodici, storia e tradizione dei singoli operatori del settore. E a pagarne le conseguenze sono proprio i viaggiatori, che finiscono per provare sulla propria pelle la qualità delle strutture. Un paradosso, ma in Italia è realtà.
 
Come scegliere tra le tante diverse offerte nel mondo alberghiero nelle varie destinazioni? Tutti gli studi del settore indicano che i viaggiatori basano le proprie scelte in particolare sul prezzo e sulla categoria delle strutture. Dunque le classificazioni, le famose stelline che ogni esercizio deve mostrare ovunque e sempre, giocano un ruolo fondamentale nell’orientare i turisti. Senza dimenticare che sono anche un fattore primario che influenza il prezzo della camera e dell’albergo.
 
Pochi però sanno come vengono assegnate le stelle degli hotel. E pochi si interessano al fatto che se un hotel conquista una determinata categoria in una regione, potrebbe non rientrare nei parametri della stessa categoria in un’altra parte del nostro Paese. Tutto questo perché sono le singole Regioni ad avere il potere di controllo e decisione sui parametri di verifica per le categorie e per l’assegnazione delle stelle agli esercizi. Con conseguente confusione sia per gli albergatori che per i viaggiatori.
 
E’ stata una legge dello Stato nell’ormai lontano 1983 ad assegnare alle Regioni l’autonomia in tema di accoglienza, creando quello che è stato definito un “mostro” dagli operatori del settore. Per fare un paio di esempi, una stanza da 4 stelle ha il doppio di metri quadrati di spazio minimo nelle Marche rispetto alla Sicilia, mentre a Bolzano si puliscono le camere almeno due volte al giorno rispetto alla singola pulizia delle altre Regioni. E i viaggiatori si accorgono di tutte queste differenze solo provandole sulla propria pelle, perché non esiste altro criterio oggettivo di “segnalazione” che permetta una vera scelta a priori.
 
E’ dunque il mercato in fondo a selezionare l’offerta: se un albergo è di scarsa qualità, un ospite non sarà incentivato a tornare, a prescindere da quante stelle mostra sulla targa. Certo, il turista a quel punto avrà comunque già speso almeno una notte in quell’albergo. Ma allo stesso modo, anche la verifica periodica del livello qualitativo dei servizi forniti dalle strutture è praticamente inesistente. E si torna a fare affidamento sulla professionalità e qualità dei gestori e proprietari delle strutture.
 
In un tale caos di livelli e parametri, si sono ricercate soluzioni individuali ad hoc per aggirare il problema. Come l’appartenenza dell’albergo ad una catena o ad un network che sfrutti la fama di un marchio noto per “certificare” anche il proprio livello qualitativo. Oppure la richiesta di certificazioni da parte di enti privati e internazionali, che assicurino la qualità dei servizi, il rispetto di policy ambientali o etiche, e altro. Infine, la storia e tradizione personale dell’hotel, che gioca sulla fidelizzazione di una porzione della clientela.
 
Eppure, se in molti casi questi espedienti funzionano bene e c'è soddisfazione nella clientela in generale, non si può negare che contribuiscano ad aumentare la confusione fra le certificazioni e i segnali che vengono lanciati al mercato. Proprio nel momento in cui l’EU sta lavorando a creare livelli minimi di servizio per ogni struttura all’interno dell’Unione. Mentre servirebbe una riorganizzazione e razionalizzazione delle normative già esistenti ed una revisione periodica delle strutture su tutto il territorio.
 

Commenti

Cara Redazione

Cara Redazione BTF, innanzitutto, in bocca al lupo per questa che si presenta come una bella e moderna avventura ! Anch'io sono da poco entrato nella Blogosfera e questo strumento esercita un fascino decisamente elevato. Parlando di classificazione e di rating degli Hotel Italiani, non vi sarà sfuggita la proposta che il Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla ha lanciato alla Conferenza sul Turismo di Riva del garda. Fondamentalmente, una classificazione che preveda standard minimi omoegenei validi per tutto il territorio nazionale e un sistema di auto-certificazione adottato dalle imprese turistiche. Questa proposta, come tutte le proposte, ha suscitato reazioni contrastanti. Un aspetto positivo è che c'è una proposta, dopo anni di chiacchere mai seguite da proposte concrete. E poi, nell'era di Internet, l'idea dell'auto-certificazione non potrebbe essere sbagliata. Chi fa maquillage sui propri servizi viene presco smascherato dalla Rete. Fabio

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