Il turismo olimpionico in Cina: un “Flop” annunciato?
Redazione BTF - Scenari - commenta (25 agosto 2008)
Olimpiadi cariche di polemiche quelle di Pechino, ma forse non di turisti. I grandi numeri previsti in termini di arrivi internazionali sono stati velocemente smentiti e a farne le spese sono soprattutto gli alberghi della capitale, che si erano attrezzati per fare il pieno di presenze. Tra le motivazioni di questo “flop”, che secondo molti esperti era ampiamente prevedibile, la crisi in Tibet e le restrizioni del governo di Pechino nel concedere visti.
Gli albergatori di Pechino che avevano previsto un boom di presenze durante le Olimpiadi sono rimasti amaramente delusi, almeno stando ai primi dati che sono trapelati nonostante la reticenza dell’Ufficio per il Turismo di Pechino. La capitale cinese aveva previsto qualcosa come 500 mila turisti stranieri durante l’evento, ma le prenotazioni alberghiere sono state scarse e hanno rivelano stime ben oltre l’ottimismo.
Le perdite economiche dovute a quest’euforia potrebbero essere ingenti. Il 63% dei manager d’albergo si aspetta consistenti perdite economiche entro la fine del 2008, dovute ai notevoli investimenti e ammodernamenti che le strutture alberghiere hanno affrontato negli ultimi due anni per accogliere l’elevato numero di turisti previsto. Basti pensare che, da quando la Cina ha saputo che avrebbe ospitato i giochi olimpici, sono state costruite a Pechino 336 mila nuove camere e predisposti 660 mila posti letto in più. Molti dei quali potrebbero essere rimasti vuoti.
L’unica categoria alberghiera che sembra aver retto bene è quella degli hotel a 5 stelle, con prenotazioni anticipate che anno sfiorato l’80% e con prezzi medi per camera più alti di 20 dollari rispetto alla tariffa normalmente applicata. Ma per gli alberghi a 3 e 4 stelle la situazione è ben diversa: le prenotazioni a inizio agosto erano talmente basse che le strutture hanno cominciato a vendere le camere con tariffe scontate perfino del 50% e quindi a prezzi inferiori rispetto a periodi normali.
Se le autorità dell’Ufficio del Turismo Cinese attribuiscono questo “flop” al fatto che gli alberghi in periferia avrebbero riscosso più successo in virtù di prezzi più abbordabili, gli osservatori internazionali forniscono ben altre spiegazioni. Molti non si sono recati in Cina a causa dell’atteggiamento di Pechino nei confronti del Tibet, ritenuto da violazione dei diritti umani, e delle proteste anticinesi dei mesi scorsi. Oltre al boicottaggio politico il recente sisma che ha devastato la provincia del Sichuan ha spaventato molti e li ha scoraggiati dal mettersi in viaggio verso l’Estremo Oriente.
Un discorso a parte merita la difficoltà di avere un visto turistico per la Cina. Pare normale che molti intenzionati a partire abbiamo rinunciato di fronte alla richiesta vincolante di una registrazione presso gli uffici di polizia, oltre che la prenotazione di un hotel o il contratto d’affitto di una stanza e l’apertura di un conto in una banca cinese con un importo di almeno 75 dollari per ogni giorno di permanenza prevista.
Se a tutto questo aggiungiamo che il turismo sportivo non ha mai portato a risultati eclatanti in nessuna località, se non in termini di destination branding a lungo temine, questo “flop” del turismo olimpionico poteva essere ampiamente previsto e si poteva correre ai ripari per tempo.
Forse la realtà è che la Cina sperava nelle Olimpiadi non tanto come fattore di attrazione turistica, quanto come strumento di rilancio per la sua immagine a livello globale, ospitando l’evento simbolo della Pace e dell’Uguaglianza fra i popoli. Visti i risultati fino ad ora, non sembrerebbe aver raggiunto pienamente l’obiettivo.
Fonti: La Stampa, Yahoo Finanza, ANSA, ItaliaOggi
- Parole chiave: 2008, alberghi, bejing, china, cina, crisi, giochi olimpici, hotellerie, olimpiadi, olimpic, pechino, polemiche, prenotazioni, restrizioni, tibet, visti
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