Dopo il BizTravelForum 2009 è necessario fare alcune riflessioni riguardo alle problematiche in Italia del settore turistico che sono molte e di diversa natura.
L’Italia soffre di una frammentazione dell’offerta e per troppi anni non è stata in grado di attrarre le grandi catene alberghiere straniere capaci di investire per sviluppare l’offerta.
Adesso alcuni gruppi stanno investendo per crescere nel nostro Paese, ma rimane una carenza di competitività strutturale.
L’incapacità di saper attrarre capitali stranieri riguarda tutta l’economia ed è dovuta a molteplici cause. Sicuramente la tassazione troppo elevata è un elemento di disincentivo, ma anche la troppa burocrazia e una legislazione del lavoro troppo complicata tendono a non far arrivare gli investitori esteri.
Questa debolezza italiana è stata “certificata” anche dal World Economic Forum, che nel suo rapporto annuale “Travel & Tourism Competitiviness Report 2009” ha posto il nostro “Belpaese” al ventottesimo posto, dietro non solo ai maggiori competitors come Spagna e Francia, ma anche ad alcuni paesi nordici come Estonia o Finlandia.
Per troppi anni in Italia ci si è cullati nel mito che per il solo fatto di avere gran parte del patrimonio turistico – culturale del mondo fosse abbastanza al fine di attrarre i turisti. Così facendo, nel giro di alcuni decenni da paese leader nell’attrarre turisti stranieri, l’Italia è stata superata da Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina.
Nel 2008 il paese Transalpino ha visto arrivare quasi 80 milioni di turisti stranieri contro i 42,7 milioni dell’Italia. La Cina ci ha ormai distanziato avendo avuto oltre 53 milioni di arrivi nel corso dello scorso anno. Andando ad analizzare il dato delle entrate legate ai turisti stranieri, la situazione migliora di poco: l’Italia si situa in quarta posizione dietro a Stati Uniti, Spagna e Francia.
Siamo ancora nella top five delle destinazioni mondiali e il sogno di una vacanza in Italia è ancora forte in tutti i paesi del mondo, ma sono da prendere alcune azioni forti per cercare di non perdere ulteriore terreno.
Come emerso dalla discussione e come giustamente affermato anche da Charles Petruccelli, AD di GTS American Express bisogna tenere in considerazione quali mercati si stanno sviluppando maggiormente.
Cina ed India diventeranno due paesi leader in ambito turistico e sarà necessario comprendere le esigenze di questi nuovi turisti al fine di farli venire in Italia.
Attualmente molti turisti cinesi vengono in Europa e nel loro tour non transitano per l’Italia.
Questo succede perché non abbiamo avuto la capacità di promuovere il nostro paese all’estero in maniera univoca e forte. Inoltre non esistono grandi Tour Operator in grado di saper attrarre in tutto il mondo i turisti, come succede invece in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito e quelli che abbiamo molto spesso falliscono a causa della loro fragilità.
Questa mancanza di grandi Tour Operator è un altro punto di debolezza che ancora una volta rispecchia il nostro Paese e l’incapacità di avere grandi gruppi.
Una misura molto forte, che certamente non piacerà al Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, come ricordato da Oscar Giannino, è quella di abbassare l’IVA nel settore turistico, così come è stato fatto in Francia. In questo campo subiamo una concorrenza molto forte da parte dei nostri competitors. In Spagna l’IVA è all’8 per cento, mentre in Francia è al 5 per cento.
Ridurre al livello francese l’IVA costerebbe alle casse pubbliche italiane circa 500 milioni di euro l’anno, al lordo dell’impatto positivo che una riduzione apporterebbe (maggiori consumi, maggiori introiti fiscali). Vi sarebbe un impatto molto forte su tutto il settore e si potrebbero creare alcune migliaia di posti di lavoro.
Un’altra proposta, quella presentata da Piercamillo Falasca, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, è quella di creare una “No tax Region” nel Sud Italia. Anche in questo modo si potrebbe dare impulso ad un settore che conta circa l’11 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale e che è sottosviluppato viste le enormi potenzialità del territorio. Con una tale misura il settore alberghiero potrebbe avere un grande sviluppo in tutto il Sud Italia.
Un’azione importante che il Ministro del Turismo sta compiendo è quella di creare un database del settore turistico. Ad oggi non esiste e senza i dati non è possibile analizzare in maniera completa le problematiche del Paese.
Si dovrebbe replicare l’esperienza dell’”Instituto de Estudios Turisticos” della Spagna che raccoglie tutti i dati riguardanti il turismo e il trasporto. In questo modo si potrebbero avere dati aggiornati sul settore e comprendere l’effettivo impatto delle misure adottate.
È essenziale vincere le sfide in questo settore al fine di dare un impulso all’economia. In Grecia il turismo vale il 18 per cento del PIL e dunque il viaggio italiano è appena cominciato.