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ETS: la guerra dei cieli

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Con l’estensione dell’EU Emissions Trading Scheme, programma dell’UE per combattere il cambiamento climatico, all’aviazione civile, il settore già sotto pressione per i prezzi incrementali del carburante e per la bassa marginalità si trova ora a dover sopportare ulteriori costi, in alcuni casi già trasferiti sul prezzo del biglietto. Le stime della AEA (Association of European Airlines) riportano costi aggiuntivi per 17 miliardi e mezzo di euro tra il 2012 e il 2020. Leggi l’articolo intero

Centuripe e le guerre puniche

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Da ogni parte d’Italia si leva un grido: dateci l’Aeroporto. Passate le “fisime” ecologiste, tutti ne vogliono almeno uno, possibilmente sotto casa.  
 

Leggo sconcertato che Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, si dichiara insoddisfatto della sola approvazione del “Ponte di Messina”. In un’intervista a Repubblica reclama più investimenti ferroviari, completamenti autostradali, poli logistici e come uno spruzzo di panna sulla torta Sacher, un nuovo aeroporto a Centuripe.   
 
Confesso che tale nome mi ha evocato solo un vago ricordo di guerre puniche. Con il desiderio di migliorare la mia cultura geografica, digitavo Centuripe su Google Maps e Wikipedia , per scoprire almeno di cosa si trattava.
Ne ho ricavato alcune illuminanti info: Centuripe, arroccata a 750 metri, 7.000 abitanti, tradizioni millenarie.
 
Insoddisfatto, ho scovato una news ancora più succulenta:
 
“……Un nuovo aeroporto con una pista lunga 5 chilometri (wow, più di Malpensa!) dovrebbe sorgere a Centuripe in provincia di Enna. Un investimento complessivo di 300 milioni di euro che prevede anche l’allargamento del porto di Augusta in provincia di Siracusa e il collegamento con l’interporto di Catania. Questo, secondo quanto riferisce il quotidiano La Sicilia, il progetto che vede alle spalle una società cinese, la HNA, holding a cui partecipa per il 28% anche il magnate Soros.”
 
Poiché ViaMichelin calcola che Centuripe dista solo 53 km di distanza da Catania Fontanarossa, non capisco perché non avvalersi di questo aeroporto per le necessità di questo mirabolante polo logistico italo-cinese. Gli obiettivi che si raggiungerebbero si rivelerebbero fantastici: ulteriore traffico a Fontanarossa Airport e, scusate se è poco, un risparmio consistente dei soldi di noi contribuenti.
 
 
P.S.: Buone notizie per i viaggiatori dell’area della Sicilia Orientale: a fine anno apre il quarto aeroporto siculo, quello di Comiso, anche lui distante appena 88 km da Catania.
Non si sa ancora il suo preciso ruolo e quali vettori lo utilizzeranno, ma non fa nulla.
Un aeroporto sotto casa, d’altra parte, non si può negare a nessuno.
Airport: Yes, in my Back Yard!

Viaggi d’affari e …frustate

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Conoscere bene la propria meta di viaggio, gli usi e costumi del paese, della regione e in certi casi anche della specifica città meta del proprio viaggio d’affari è sempre utile. Non conoscerli può invece comportare il rischio di compromettere il buon esito del viaggio e nel peggiore dei casi anche mettere a repentaglio la propria sicurezza.
 

 

Solo gli squilibrati non si rendono conto che accendere una sigaretta in volo, se non nelle aree espressamente previste (se presenti sull’aeromobile) dalla compagnia, può compromettere la sicurezza e la vita dei passeggeri. Una news di questi giorni, segnalata dall’agenzia AdnKronos riportava all’attualità un fatto accaduto e le sanzioni che erano state comminate, in un caso del genere, in un paese di diritto islamico (Sharia). Le punizioni inflitte sono state estremamente crudeli a giudizio di molti.
 
Questo è il fatto: “E’ stato condannato a una pena di 30 frustate perché scoperto a fumare a bordo di un aereo della compagnia aerea saudita. E’ la disavventura di un cittadino sudanese, residente nel regno arabo, che si sarebbe rifiutato di spegnere la sua sigaretta mentre si trovava a bordo di un aereo di linea in una tratta interna al regno arabo. Secondo quanto riferisce il giornale saudita ‘Okaz’, durante il volo Gedda – Qurayat l’uomo si sarebbe più volte rifiutato di spegnere la sigaretta nonostante le ripetute di richieste avanzate dal personale di bordo di smettere di fumare. Per questo, una volta atterrati all’aeroporto Re Abdul Aziz di Gedda, è stato arrestato dalla polizia e subito portato davanti ad un magistrato. Nonostante il sudanese avesse più volte chiesto scusa, giustificandosi per il fatto di essere già in cura presso una clinica anti-fumo, il giudice è stato irremovibile e lo ha condannato a subire 30 frustate. In un caso analogo, avvenuto nell’aprile del 2008, un tribunale delle province orientali del paese aveva condannato a 50 bastonate un uomo scoperto a fumare sul volo Dammam – Riad”
 
Chi viaggia dovrebbe ricordarsi che taluni comportamenti considerati leciti in area occidentale sono fortemente rischiosi se attuati in paesi di religione coranica quali Arabia Saudita, Iran, Sudan, Nigeria etc… dove si applica la Sharia (clicca qui per visualizzare i paesi)
Su molti portali sono riportate alcune vicende certamente emblematiche, utili a capire subito i comportamenti considerati punibili.
Ad esempio, niente foto “osè” sul proprio cellulare soprattutto nei paesi dove è attivo il “Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio”.
Oppure, noleggiate una fuoriserie nuova fiammante e la vostra collega vi chiede di provare a guidarla? Vietatissimo!
Ricordiamoci di rispettare le leggi locali, cadere in tentazione con la collega della filiale araba sarebbe considerato come un adulterio, e si potrebbe pagare molto caro.
 
La conoscenza e il rispetto di usi e costumi locali, oltre a prevenire simili conseguenze, può anche essere un fattore critico di successo per il nostro lavoro. Ad esempio, come riportato in questo libro (La pratica della Cina – Cultura e modi del negoziare), nella cultura cinese per allacciare rapporti, anche d’affari, con i cinesi è necessario "aprire il nostro pensiero occidentale" e accedere a "coerenze diverse da quelle a noi familiari”.
 
Infine, rimangono le norme dettate dal buon senso.
Senza andare troppo lontano, un comportamento inadeguato e irrispettoso in aereo può costare l’inserimento in speciali black list, senza distinzioni e senza eccezioni, come ad esempio è accaduto a Naomi Campbell.
Oppure, lo sbarco dall’aereo “per direttissima” come accaduto ad un medico sassarese su un volo Ryanair, reo di non aver prestato attenzione alle informazioni di sicurezza impartite prima del decollo.
Se il volo, invece, è già decollato, il pilota può premurarsi di tornare indietro, come avvenuto per alcuni passeggeri che armeggiavano con i cellulari ignorando il divieto di usarli in volo, o di fermarsi in un aeroporto lungo la rotta, se magari il vostro vicino di posto ha alzato un po’ troppo il gomito e vuole aprire il portellone per prendere un pò d’aria (come in questo caso).
 
Foto di John Beagle    

Il turismo olimpionico in Cina: un “Flop” annunciato?

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Olimpiadi cariche di polemiche quelle di Pechino, ma forse non di turisti. I grandi numeri previsti in termini di arrivi internazionali sono stati velocemente smentiti e a farne le spese sono soprattutto gli alberghi della capitale, che si erano attrezzati per fare il pieno di presenze. Tra le motivazioni di questo “flop”, che secondo molti esperti era ampiamente prevedibile, la crisi in Tibet e le restrizioni del governo di Pechino nel concedere visti.
 

 
Gli albergatori di Pechino che avevano previsto un boom di presenze durante le Olimpiadi sono rimasti amaramente delusi, almeno stando ai primi dati che sono trapelati nonostante la reticenza dell’Ufficio per il Turismo di Pechino. La capitale cinese aveva previsto qualcosa come 500 mila turisti stranieri durante l’evento, ma le prenotazioni alberghiere sono state scarse e hanno rivelano stime ben oltre l’ottimismo.
 
Le perdite economiche dovute a quest’euforia potrebbero essere ingenti. Il 63% dei manager d’albergo si aspetta consistenti perdite economiche entro la fine del 2008, dovute ai notevoli investimenti e ammodernamenti che le strutture alberghiere hanno affrontato negli ultimi due anni per accogliere l’elevato numero di turisti previsto. Basti pensare che, da quando la Cina ha saputo che avrebbe ospitato i giochi olimpici, sono state costruite a Pechino 336 mila nuove camere e predisposti 660 mila posti letto in più. Molti dei quali potrebbero essere rimasti vuoti.
 
L’unica categoria alberghiera che sembra aver retto bene è quella degli hotel a 5 stelle, con prenotazioni anticipate che anno sfiorato l’80% e con prezzi medi per camera più alti di 20 dollari rispetto alla tariffa normalmente applicata. Ma per gli alberghi a 3 e 4 stelle la situazione è ben diversa: le prenotazioni a inizio agosto erano talmente basse che le strutture hanno cominciato a vendere le camere con tariffe scontate perfino del 50% e quindi a prezzi inferiori rispetto a periodi normali.
 
Se le autorità dell’Ufficio del Turismo Cinese attribuiscono questo “flop” al fatto che gli alberghi in periferia avrebbero riscosso più successo in virtù di prezzi più abbordabili, gli osservatori internazionali forniscono ben altre spiegazioni. Molti non si sono recati in Cina a causa dell’atteggiamento di Pechino nei confronti del Tibet, ritenuto da violazione dei diritti umani, e delle proteste anticinesi dei mesi scorsi. Oltre al boicottaggio politico il recente sisma che ha devastato la provincia del Sichuan ha spaventato molti e li ha scoraggiati dal mettersi in viaggio verso l’Estremo Oriente.
 
Un discorso a parte merita la difficoltà di avere un visto turistico per la Cina. Pare normale che molti intenzionati a partire abbiamo rinunciato di fronte alla richiesta vincolante di una registrazione presso gli uffici di polizia, oltre che la prenotazione di un hotel o il contratto d’affitto di una stanza e l’apertura di un conto in una banca cinese con un importo di almeno 75 dollari per ogni giorno di permanenza prevista.
 
Se a tutto questo aggiungiamo che il turismo sportivo non ha mai portato a risultati eclatanti in nessuna località, se non in termini di destination branding a lungo temine, questo “flop” del turismo olimpionico poteva essere ampiamente previsto e si poteva correre ai ripari per tempo.
 
Forse la realtà è che la Cina sperava nelle Olimpiadi non tanto come fattore di attrazione turistica, quanto come strumento di rilancio per la sua immagine a livello globale, ospitando l’evento simbolo della Pace e dell’Uguaglianza fra i popoli. Visti i risultati fino ad ora, non sembrerebbe aver raggiunto pienamente l’obiettivo.
 
 
Fonti: La Stampa, Yahoo Finanza, ANSA, ItaliaOggi
Foto di Antmoose.