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I viaggi d’affari riprendono velocità

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Segnali di ripresa economica arrivano dai viaggi d’affari che a fine 2010 sono cresciuti del 6% per numero e del 5,8% per importi di spesa. A registrare questo andamento è la Business Travel Survey, l’indagine periodica condotta su circa 700 aziende clienti da Uvet American Express e con contributi dell’Università Milano Bicocca, Istituto Bruno Leoni e Scuola Superiore di Scienze Turistiche di Bologna. 

 

 

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2011: Nuove sfide per l’aviazione civile

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Le trasformazioni del sistema economico globale hanno avuto effetti imponenti anche sul settore dei viaggi d’affari. Archiviato il 2010, le stime per il 2011 sembrano incerte. E’ davvero questo il “new normal” di cui tanti hanno parlato, sentenziato e “pontificato”? Oppure ci attendono nuove sfide e nuovi equilibri da raggiungere?
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Le aziende italiane riprendono a viaggiare

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Nel corso di BizTravelForum 2010, che si è svolto il 13 e 14 ottobre presso l’Atahotel Quark di Milano, sono stati presentati i risultati della Business Travel Survey aggiornati al 30 settembre 2010.

Il numero di trasferte e i volumi di spesa hanno registrato, nei primi nove mesi di quest’anno, rispettivamente una crescita del  7% e del 6%, mentre il costo medio delle trasferte si è attestato a 242 €. Il 69,8% delle spese è assorbito dai voli aerei, il 19,2 dagli hotel mentre il 10,4 comprende spese per noleggio auto, biglietti ferroviari e altri servizi.

Tra le destinazioni nazionali più gettonate da chi viaggia per lavoro c’è Roma (47,5%), che guadagna qualche punto percentuale rispetto all’analogo periodo del 2009. Al secondo posto di questa graduatoria c’è Milano (27,6%), che però rispetto al 30 settembre dello scorso anno perde un po’ di terreno (-2,4 %). Nei primi nove mesi di quest’anno i manager sono stati più volte a Catania (5,6%) e Napoli (6,8%).

A livello europeo aumentano soprattutto i viaggi d’affari verso Londra, con una quota del 7,8% anche se Parigi (10,5% del totale) resta la più frequentata. Più trasferte di lavoro pure a Bruxelles che raggiunge quota 6% e Madrid, che con una quota del 4,5%, migliora il suo posizionamento rispetto al settembre 2009 (4,2%).

A livello intercontinentale, New York è stata la meta d’affari più ambita e più in crescita nei primi nove mesi di quest’anno: 2% in più rispetto alla stesso periodo del 2009. Non è da meno Shanghai (4,2% dei viaggi d’affari), sempre più preferita alla Capitale Pechino (3,3%). Trasferte d’affari incrementate anche a San Paolo del Brasile, che al 30 settembre 2010 raggiunge una quota del 3, e a Mumbai, che conquista quest’anno una quota del 2,9%.

Questo 3° trimestre 2010  conferma il trend positivo per il settore viaggi e trasporti. Siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi (-4% del numero di trasferte rispetto al 3°trimestre del 2008), ma i dati evidenziano un decisivo recupero dell’11% sul 3°trimestre 2009. La nostra esperienza ci dice che i viaggi d’affari si riconfermano uno degli indicatori più attendibili dell’economia.

Clicca qui per approfondire (documento PDF, 484 KB)

It’s over

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Tempo di consuntivi per il 2009 e di forecast per il 2010: il peggio sembra passato.

E i viaggi d’affari?  
 


Cosa resterà del 2009? La crisi ha colpito duramente quasi tutti i settori e lasciato purtroppo molte persone in difficoltà. Il settore del Business Travel è stato uno dei primi (già dalla seconda parte del 2008 – clicca qui) a subire in misura marcata le conseguenze della crisi, vista la relazione tra l’andamento dell’economia e le trasferte di lavoro.

Durante le crisi la ricerca di opportunità di business che i concorrenti non sono in grado o non possono più cogliere dovrebbe stimolare le aziende a muoversi di più, anche per presidiare il proprio bene più prezioso: i clienti.
Ma non tutti sono in condizione di farlo, anche a causa del "circolo vizioso" che viene innestato nell’economia (ad es.: il credit crunch), che coinvolge anche le aziende più solide.

Nel settore Travel appaiono negli ultimi mesi, finalmente, i primi segni di recupero, sebbene siamo ancora molto lontani dai livelli medi pre-crisi.

A Novembre 2009, secondo i dati IATA, la domanda di traffico aereo passeggeri è a +6,4% rispetto ai livelli più bassi che sono stati raggiunti del primo trimestre 2009, ma ancora del 6% inferiore ai livelli dei primi mesi del 2008.
Per quanto riguarda la domanda di traffico merci, il risultato di Novembre 2009 è del +20% rispetto al livello più basso raggiunto a Dicembre 2008, sebbene ancora sotto del 10% rispetto ai livelli dei primi mesi del 2008, con una crescita soprattutto nel mercato dell’area Asia-Pacifico, che più di tutti ha risentito della crisi e che da solo rappresenta circa il 40% del traffico merci globale.
E’ ancora in difficoltà, però, il traffico aereo (sia merci che passeggeri) delle aree Europa e Nord America

 

Per l’hotellerie italiana, invece, permangono cali nei ricavi a doppia cifra, secondo i dati AICA, probabilmente anche per il fatto che nel breve-medio termine non è possibile intervenire sulla capacità per adattarla alla domanda effettiva e alle previsioni, cosa che invece i vettori aerei possono fare (entro certi limiti) "parcheggiando" a terra gli aeromobili.

 

Nonostante tutto, sembrano esserci già i primi barlumi di ripresa non solo nel settore Travel, ma in tutta l’economia, come attesta anche il Fondo Monetario Internazionale

 

Nel settore Travel solo suppliers e players che sapranno lavorare in sinergia e in cooperazione con gli attori della filiera potranno cogliere le opportunità della ripresa, consolidandosi su segmenti già presidiati e trovando nuovi spazi di sviluppo in altri.

 

Chiudiamo questo post con una citazione di Albert Einstein: "E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro."

 

Aggiungiamo anche un pò di ottimismo e di creatività, come in questo spettacolare video "natalizio" girato a Lisbona… (clicca qui)

Foto di Michal Osmenda 

 

 

Estate 2009: Vacanze in tempo di crisi

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"Più vacanze per tutti". Non è uno slogan elettorale, ma sembra rappresentare quanto emerso da un recente sondaggio realizzato da Confesercenti e SWG.

Si riduce la spesa media degli italiani per le vacanze ma aumenta il numero di vacanzieri (+11% rispetto allo scorso anno).

 

 

37 milioni e mezzo di vacanzieri previsti per l’estate 2009, contro i 33,7 dell’anno scorso. Le difficolta’ economiche non scoraggiano gli italiani ad andare in ferie, ma modificano i comportamenti d’acquisto.
La spesa media scende da 1.056 euro del 2008 a 946 euro (-10,4%), e si rimodulano le partenze preferendo giugno (+5%) a luglio (-3%) e ad agosto (-4%), che rimangono comunque i mesi preferiti per andare in vacanza, complice sia l’organizzazione del lavoro in Italia (dove ad agosto molte fabbriche ed uffici sono chiusi), sia le condizioni climatiche della nostra penisola. In altri paesi eruopei, invece, la stagionalità è diversa, e il picco si concentra a giugno-luglio.

Chissà se qualcuno rispolvererà proposte "originali" di qualche anno fa -clicca qui- che imponeva ferie "forzate" e scaglionate in vari mesi dell’anno come soluzione per rilanciare il turismo.

La crisi porta a rivalutare l’Italia come meta (73% degli italiani intervistati) ed il 20% preferisce rimanere nella propria regione di residenza. Fra le mete italiane più desiderate figurano Toscana e Puglia, mentre il 25% che sceglie mete europee preferisce Spagna e Francia e, a distanza, Grecia e Croazia.

Il sondaggio di SWG e Confesercenti riporta anche alcune curiosità, utili però ad identificare interessanti ed importanti nicchie di mercato:

 

- il 7% degli intervistati (che statisticamente equivale a 3,5 milioni di italiani) organizza il viaggio all’insegna delle attività sportive e alla ricerca dell’avventura e di nuove emozioni a contatto con la natura.

- il 34% va alla ricerca di specialità enogastronomiche
- il 30% ricerca eventi folcloristici e culturali legati ad uno specifico territorio
- il 44% degli intervistati sceglie la vacanza in famiglia

- il 5% degli intervistati andrà in vacanza da solo

- il 6% degli intervistati orienterà i propri gusti in base alla possibilità di portare con sé i propri animali

Per il download della sintesi dei risultati del sondaggio clicca qui

Foto di Al Ianni

Turismo italiano in crisi – ma l’Italia si conferma una delle destinazioni più attrattive

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Continua la crisi del turismo italiano confermata dai dati presentati da Federalberghi – Confturismo durante il convegno “Turismo – Trasporti – Ambiente per lo sviluppo economico dell’Italia”, svoltosi a Sanremo il 26 settembre 2008. In forte calo sia i turisti stranieri che italiani. Il Presidente Bocca parla di “segnali inequivocabili di una recessione che sta colpendo duramente anche il turismo”. Ma dall’Anholt National Brand Index arriva una buona notizia: il nostro Paese è primo per la categoria turismo.

 
 
I dati sugli alberghi italiani, relativi ai primi nove mesi del 2008, sono ancora meno confortanti di quelli registrati nei primi sei mesi dell’anno. Il calo delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2007 è di quasi 5,5 milioni, su cui influisce decisamente la diminuzione degli stranieri. Infatti, mentre i clienti italiani che hanno soggiornato nei nostri alberghi sono diminuiti dello 0,7%, per gli stranieri si registra un crollo del 4,8%, con 89,5 milioni di presenze rispetto ai 94,1 milioni del 2007 (4,6 milioni di presenze in meno).
 
Le perdite maggiori si sono registrate fra i turisti americani e inglesi, duramente colpiti dal cambio sfavorevole, ma è stata segnalata una flessione rilevante di tedeschi, francesi e austriaci. Suddividendo i dati in base alle tipologie turistiche, solo le località sui laghi hanno fatto registrare una crescita di presenze, mentre quelle di montagna, d’affari, di mare e termali sono in calo.
 
Il Presidente Bocca, come già dichiarato alla presentazione dei dati relativi ai primi sei mesi, auspica che la rinascita dell’Italia turistica possa essere sostenuta da una manovra economica e da un rilancio della destinazione Italia ad opera della nuova dirigenza dell’Enit.
 
Noi ci auguriamo che a questa operazione possa contribuire anche la maggiore chiarezza fatta con la nuova classificazione delle strutture ricettive. Per leggere invece l’intero comunicato stampa di Federalberghi clicca qui.
 
Fortunatamente ci sono anche delle notizie positive per l’Italia: il nostro Paese ha vinto la classifica per la categoria turismo realizzata dall’Anholt National Brand Index. La valutazione viene espressa considerando quattro criteri: l’attrattiva della destinazione, indipendentemente dal costo dei servizi turistici; le bellezze naturali; le testimonianze storiche; e la vivacità della city life.

Foto di Andrea Marutti

 

Il piano fenice risorge dalle sue ceneri

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Nonostante sia stata più volte annunciata, la parola fine sulla trattativa per il salvataggio di Alitalia non è stata ancora scritta. L’ultimatum per la firma degli accordi quadro da parte di piloti e assistenti di volo doveva scattare oggi alle ore 13 ma, come si dice in gergo, sono state “fermate le lancette”. Si continua a trattare, dunque, e la soluzione Cai guidata da Colaninno diventa sempre più realtà e non, come avrebbe giurato qualcuno solo un paio di settimane fa, un miraggio lontano. La good company italiana come l’araba fenice, dunque? Ecco gli ultimi sviluppi di una vicenda che sta appassionando Italia ed Europa.

 

 

E’ di poco fa la notizia che una sola delle tre sigle sindacali degli assistenti di volo, l’Anpav, ha firmato l’accordo quadro con Cai e accettato le condizioni contrattuali che la compagnia di Colaninno ha proposto per la categoria. Le altre due, l’Avia e l’Sdl, proseguono con la trattativa, lasciando trasparire spiragli per la chiusura di un accordo in breve tempo. Dalle dichiarazioni dei loro leader emerge che si tratta di mettere a punto solo qualche dettaglio, nulla più.
 
Secondo le stime, gli esuberi tra gli assistenti di volo dovrebbero essere circa 1300. Meno dunque di quelli previsti in passato e con l’assicurazione di ammortizzatori sociali decisamente consistenti. Si parla con certezza di sette anni di cassa integrazione e mobilità, tale da garantire per alcuni persino il raggiungimento dell’età pensionabile. Gli argomenti messi in campo da Cai con la mediazione del governo sembrano perciò molto convincenti.
 
Capitolo a parte la posizione dei piloti. Non sono ancora disposti a firmare l’accordo quadro, seppure questo preveda una riduzione dello stipendio mensile, sia per loro che per gli assistenti di volo, al massimo tra il 7 e l’8 % del trattamento mensile attuale, a parità di prestazioni di lavoro. Per recuperare basterebbe fare qualche ora in più e lo stesso Epifani, leader di Cgil, auspica che la firma arrivi il più presto possibile.
 
Riusciremo a vedere scritta sui quotidiani la parola “fine”? Nessuno al momento conosce la risposta, ci sono solo scenari più probabili di altri. E’ più probabile che il partner internazionale sia Lufthansa che Air France, oppure che la Cai sia la cordata vincente e non quella che Di Pietro dice di stare mettendo insieme nelle ultime ore. Alla prossima puntata che, però, potrebbe non essere ancora l’ultima.
 
 
Foto di Tim Boyd.

 

Confusione sul caso Alitalia: l’opinione degli italiani

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Intorno al caso del vettore di bandiera si stanno scatenando tutti i commentatori ed opinionisti. Tra i tanti esperti ed i giornalisti che scrivono sui giornali o parlano dai TG, vorremmo proporre le opinioni degli italiani, grazie a due sondaggi che in queste ore spopolano sui due maggiori quotidiani nazionali.

 
Di Alitalia si sta scrivendo e parlando ormai da mesi e mesi. La vicenda sembra non trovare mai esito, sia esso positivo o negativo. Ma negli ultimi giorni le condizioni della compagnia di bandiera sono peggiorate in modo notevole.
 
Puntualmente su tutti i quotidiani, sui TG e nei più importanti programmi televisivi d’informazione, si sono scatenati commentatori più o meno noti, esperti e studiosi, politici d’ogni sorta a proporre giudizi e opinioni. Questo mare di commenti aumenta ancora più la confusione degli italiani, che ormai a fatica riescono a seguire il guazzabuglio Alitalia.
 
A noi di BizTravelForum.it non sembra molto utile riportare tutte queste parole: i lettori possono trovare informazioni ed autorevoli opinioni sui siti dei giornali o nei programmi d’informazione. Ci sembra invece più interessante riportare due sondaggi che raccolgono le opinioni di comuni cittadini.
 
Il primo, mostrato qua sotto, viene dal Corriere della Sera e chiede ai lettori se nel salvataggio di Alitalia dovrebbe intervenire direttamente lo Stato italiano.

 Il secondo (qua sotto), pubblicato da Repubblica, chiede ai cittadini di esprimere un giudizio sul tema più scottante: di chi è la colpa del disastro Alitalia?
 

Entrambi i sondaggi hanno avuto un numero di risposte elevatissimo (al pomeriggio di venerdì 19) e quindi riportano commenti forti dell’opinione pubblica.
Che sembra abbastanza convinta, come si può vedere, di chi sia la colpa e quale dovrebbe essere l’esito della vicenda Alitalia.
 

Chi decolla e chi crolla nei cieli europei

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Non c’è pace per le compagnie aeree. Mentre quelle più solide come Air France-Klm, British Airways e Lufthansa stanno acquisendo compagnie aeree più piccole per tentare di creare economie di scala e ridurre i costi, un numero sempre maggiore di aviolinee sta fallendo, schiacciate dal caro petrolio e dalla concentrazione delle grandi. Una breve panoramica di cosa sta succedendo nei nostri cieli.

 
Consolidamento e acquisizioni. Questa la ricetta che le compagnie aeree più solide sembrano aver adottato per affrontare “la peggiore situazione che l’industria aeronautica abbia mai conosciuto”, per usare le parole del presidente della British Airways, Willie Walsh.
 
La tedesca Lufthansa ha appena siglato un accordo per rilevare il 45% della compagnia belga Brussels Airlines, con un’operazione dal costo complessivo di 65 milioni di euro. L’aviolinea tedesca si è inoltre garantita un’opzione per l’acquisto del restante 55% a partire dal 2011, a patto però che l’operazione non superi complessivamente i 250 milioni di euro. In dettaglio, l’accordo prevede che gli hub delle due compagnie vengano messi in comune , anche se Brussels Airlines manterrà comunque la sua indipendenza.
 
Questa è solo l’ultima delle fusioni e acquisizioni che hanno profondamente mutato il settore aereo negli ultimi mesi. Prima il matrimonio tra Delta e North West, poi il progetto di fusione tra British Airlines e Iberia ed infine la notizia di ieri dell’offerta di Air France-Klm per l’acquisizione del 42,75% di Austrian Airlines.
 
E’ ormai chiaro che in Europa il settore si sta riorganizzando per far fronte alla crisi attraverso la creazione di tre poli dominanti: British Airways, Luftahnsa e Air France-Klm, che stanno progressivamente acquisendo tutte le compagnie aeree minori schiacciate dal caro petrolio.
 
Come abbiamo discusso in alcuni post, la recessione globale, la forte concorrenza e il caro petrolio hanno azzerato i profitti di molte aviolinee, provocando il fallimento di molte di esse o la loro cessione parziale. Le ultime notizie riguardano la compagnia di bandiera greca Olympic Airlines, che ha chiuso definitivamente i battenti negli scorsi giorni e i cui asset saranno acquistati dalla Pantheon, la compagnia aerea privata creata ad hoc da una cordata di imprenditori greci.
 
Sempre di qualche giorno fa la sconcertante notizia del fallimento di XL Leisure, terzo tour operator britannico, che a causa della bancarotta ha cancellato tutti i suoi voli di andata e ritorno ed è ora in amministrazione controllata. Il risultato è che circa 100 mila turisti britannici sono rimasti a piedi, mentre ben 250 mila hanno dovuto rinunciare a fare le valigie. Il governo dovrà noleggiare decine di aerei per riportare a casa tutti i passeggeri che sono rimasti a terra. Altri esempi sono Air Bee, che ha sospeso le attività per tre settimane, mentre la condizione attuale di Alitalia è ormai nota a tutti.
 
E le previsioni per il futuro non sembrano essere più rosee. Secondo molti esperti del settore saranno circa 30 le aviolinee che entro la fine dell’anno dovranno sospendere le proprie attività e dichiarare il fallimento, mentre molte altre saranno costrette a ridimensionarsi. Gli scenari dunque sono ancora aperti e non ci resta che stare a guardare cosa succederà nei prossimi mesi, anche se una cosa è certa: ci aspettano ancora molti cambiamenti.
 
Foto di Pecis.

 

Alitalia – I possibili effetti della CAI sul sistema aeroportuale italiano

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Pubblichiamo un recente articolo di Oliviero Baccelli, esperto del settore aereo e Docente di Economia dei trasporti nonché vicedirettore del CERTeT – Centro di Economia Regionale Trasporti e del Turismo dell’Università Bocconi. L’articolo, apparso venerdì 12 settembre su ilsussidiario.net, discute in dettaglio le conseguenze economiche del progetto della nuova Alitalia, ovvero la Compagnia Aerea Italiana, sempre che questa riesca a decollare.

 
 
Le trattative con i sindacati e con i nuovi azionisti da parte di Rocco Sabelli, l’amministratore delegato della Compagnia Aerea Italiana (CAI), la società che raccoglierà l’eredità della parte buona di Alitalia, sono ancora in corso ed un vero e proprio piano industriale non è stato ancora reso pubblico. Con queste obbligate premesse si possono effettuare alcune considerazioni per evidenziare le possibili conseguenze derivanti dal downsizing di Alitalia, dalla fusione con Air One e dalla scelta di operare con un modello organizzativo basato su sei base operative e non più sui due poli di Milano e Roma e dalla riduzione dei voli di lungo raggio, cioè degli aspetti principali che caratterizzano le iniziative industriali delle strategie di CAI.
 
Per comprendere gli effetti sul sistema aeroportuale si deve partire dalle quote di mercato, che nel caso del mercato domestico sono del 37% per Alitalia (AZ) e del 25% per AirOne (AP) e per i mercati internazionali da e per l’Italia per AZ solo del 15% (equivalente a quella di Ryanair) e per AP di meno dell’1%. E’ evidente che a risentire delle conseguenze saranno soprattutto gli scali a forte vocazione sui mercati domestici, in particolare quelli del Centro Sud Italia, con l’eccezione di Milano – Linate dove la quota dei due vettori è molto elevata, pari al 72%, frutto della somma del 49% di AZ e del 23% di AP. Inoltre, è da evidenziare come le scelte del piano industriale implementato nell’aprile di quest’anno abbiano già comportato una forte riduzione del ruolo di Alitalia su alcuni scali (-80% dell’offerta di AZ a Malpensa, -17% a Palermo, -16% a Catania, -13% a Venezia e Bologna, per esempio).
 
La riduzione del numero di movimenti frutto dell’ottimizzazione dell’utilizzo delle flotte e per ridurre le sovrapposizioni, riguarderà soprattutto due tipi di collegamento: i voli dagli aeroporti regionali verso Milano Linate e Roma Fiumicino, e i voli internazionali e intercontinentali in partenza dall’hub di Fiumicino, soggetti a forte concorrenza da parte sia di vettori low cost sia di compagnie estere in grado di offrire servizi migliori (per frequenza e comfort). Nel primo caso la razionalizzazione dell’utilizzo della flotta non porterà a riduzione dei traffici passeggeri, ma ad una minor frequenza dei voli. Ad esempio, alcuni aeroporti minori che nel corso degli ultimi anni hanno faticato a diversificare l’offerta, come Genova o Trieste, dove quasi la metà dei traffici totali sono da e per Roma, non vedranno calare i traffici passeggeri, ma le società di gestione soffriranno una riduzione dei ricavi derivanti dagli oneri aeroportuali legati ai movimenti. Nel secondo caso gli effetti saranno duplici perché verranno meno alcuni passeggeri verso quelle destinazioni, in quanto non avranno più il volo diretto, ed inoltre si ridurrà il numero di passeggeri in transito per coincidenze sullo stesso aeroporto.
 
In sintesi, per il passeggero del Centro Nord Italia, che dispone di un ampio ventaglio di alternative di vettori, soprattutto internazionali, e che ha già subito il processo di de-hubbing di Malpensa, le conseguenze non saranno particolarmente rilevanti. Per i passeggeri di Fiumicino e di importanti realtà del Sud (in primis Palermo, Lamezia Terme e Bari) le conseguenze dirette ed indirette (minor grado di connettività attraverso i transiti) saranno più difficili da compensare nel medio termine. Tutte le società aeroportuali, invece, rischiano dal punto di vista finanziario, visto che non è chiaro se e come potranno essere riscossi i crediti nei confronti dei due vettori.
 
 
Articolo apparso su ilsussidiario.net.
Foto di WTL photos.