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EVP 2008: presentati i risultati del “Barometro” europeo dei viaggi d’affari

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Durante l’EVP 2008, trade show organizzato in Francia da American Express Business Travel EMEA, sono stati presentati i risultati del nuovo “Barometre Europeen du Voyage d’Affaires”. L’evento ha visto la partecipazione di Travel Managers e Responsabili Acquisti di tutta Europa.

 
 

 

I principali risultati della ricerca presentata durante l’EVP 2008 hanno mostrato che i budget dei viaggi d’affari sono stati estremamente correlati allo sviluppo del proprio business, con aziende che hanno investito in viaggi d’affari per mantenere (52%) o incrementare (44%) le proprie vendite. Circa il 70% dei partecipanti alla ricerca ha riportato l’intenzione di mantenere stabili o diminuire i propri budget per i viaggi d’affari nel 2009, segno della situazione economica globale.
 
Il tema dei budget dei viaggi d’affari è stato oggetto anche di un sondaggio (senza però valore e consistenza statistica) di BizTravelForum.it, con risultati che per il mercato italiano, nel 2008, riportano una maggiore incertezza ma lasciano anche spazio ad importanti considerazioni in merito alle opportunità create dalla situazione economica globale, tenuto conto che il presidio dei propri clienti e lo sviluppo di nuovi “lead” o “prospect”, proprio in questa fase, possono essere determinanti per resistere alle pressioni economico-finanziarie ed essere vincenti negli spazi competitivi o abbandonati dai competitor o soggetti a nuove e più intense dinamiche di mercato.
 
Un altro aspetto del “Barometro” riguarda l’osservanza della Travel Policy sia per il Management che per le filiali sussidiarie. Le Travel Management Companies, anche per questo motivo, sono sempre più identificate come un partner per aiutare a massimizzare i ritorni degli investimenti in viaggi d’affari e consolidarne i saving.
Il 71% delle aziende partecipanti alla ricerca afferma di avere accordi internazionali con i fornitori e policies standardizzate, con il 76% che identifica nei servizi aerei la categoria principale oggetto di tali accordi e di tali procedure. L’autonoleggio e l’hotellerie, rispettivamente al 29% e al 26%, registrano invece accordi e procedure prevalentemente a livello regionale.
 
Sicurezza e ambiente sono temi sempre più rilevanti e circa un terzo delle aziende prende in considerazione il bilancio ambientale dei propri viaggi, preferendo soprattutto mezzi più ecologici (ad esempio aeromobili ed autoveicoli a basse emissioni), con una frequenza maggiore tra le aziende dei paesi nordici.
 
La ricerca registra anche un aumento dell’attività di monitoraggio e controllo delle spese, identificando nell’hotellerie, nel catering e nei servizi vari (parcheggi, taxi, transfers) le maggiori criticità, ed introducendo modelli di pre-trip e post-trip reporting.
 
Le Travel Management Companies sono considerate interlocutori critici sia nella realizzazione di strumenti di booking online (per il 57% delle aziende che ne prevede l’utilizzo), sia nella consulenza e nell’assistenza per l’implementazione e la gestione degli stessi.
Nel loro approccio per ottimizzare, razionalizzare e strutturare i propri viaggi d’affari, le aziende hanno riportato che l’utilizzo delle Travel Management Companies è determinante nel 57% dei casi per la negoziazione di tariffe, nel 28% per l’uso di tariffe pre-negoziate, e nel 41% dei casi per l’implementazione delle procedure di prenotazione.
 
In generale, le aziende oggetto dell’indagine ricercano il valore aggiunto dei loro travel program, e per far ciò il 60% si affida alle soluzioni proposte dalla loro Travel Management Company sulla base delle specifiche esigenze aziendali, e con modelli di remunerazione in cui aumenta la quota di contratti che prevedono un mix di management fee e transaction fee.
Si registra su alcuni mercati (Svezia, UK, Francia, Olanda) la presenza di un modello di remunerazione di tipo “Business Process Outsourcing”, dove la Travel Management Company ha in carico la gestione parziale o integrale del budget delle spese di viaggio di una azienda. 

Turismo italiano in crisi – ma l’Italia si conferma una delle destinazioni più attrattive

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Continua la crisi del turismo italiano confermata dai dati presentati da Federalberghi – Confturismo durante il convegno “Turismo – Trasporti – Ambiente per lo sviluppo economico dell’Italia”, svoltosi a Sanremo il 26 settembre 2008. In forte calo sia i turisti stranieri che italiani. Il Presidente Bocca parla di “segnali inequivocabili di una recessione che sta colpendo duramente anche il turismo”. Ma dall’Anholt National Brand Index arriva una buona notizia: il nostro Paese è primo per la categoria turismo.

 
 
I dati sugli alberghi italiani, relativi ai primi nove mesi del 2008, sono ancora meno confortanti di quelli registrati nei primi sei mesi dell’anno. Il calo delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2007 è di quasi 5,5 milioni, su cui influisce decisamente la diminuzione degli stranieri. Infatti, mentre i clienti italiani che hanno soggiornato nei nostri alberghi sono diminuiti dello 0,7%, per gli stranieri si registra un crollo del 4,8%, con 89,5 milioni di presenze rispetto ai 94,1 milioni del 2007 (4,6 milioni di presenze in meno).
 
Le perdite maggiori si sono registrate fra i turisti americani e inglesi, duramente colpiti dal cambio sfavorevole, ma è stata segnalata una flessione rilevante di tedeschi, francesi e austriaci. Suddividendo i dati in base alle tipologie turistiche, solo le località sui laghi hanno fatto registrare una crescita di presenze, mentre quelle di montagna, d’affari, di mare e termali sono in calo.
 
Il Presidente Bocca, come già dichiarato alla presentazione dei dati relativi ai primi sei mesi, auspica che la rinascita dell’Italia turistica possa essere sostenuta da una manovra economica e da un rilancio della destinazione Italia ad opera della nuova dirigenza dell’Enit.
 
Noi ci auguriamo che a questa operazione possa contribuire anche la maggiore chiarezza fatta con la nuova classificazione delle strutture ricettive. Per leggere invece l’intero comunicato stampa di Federalberghi clicca qui.
 
Fortunatamente ci sono anche delle notizie positive per l’Italia: il nostro Paese ha vinto la classifica per la categoria turismo realizzata dall’Anholt National Brand Index. La valutazione viene espressa considerando quattro criteri: l’attrattiva della destinazione, indipendentemente dal costo dei servizi turistici; le bellezze naturali; le testimonianze storiche; e la vivacità della city life.

Foto di Andrea Marutti

 

Il turismo olimpionico in Cina: un “Flop” annunciato?

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Olimpiadi cariche di polemiche quelle di Pechino, ma forse non di turisti. I grandi numeri previsti in termini di arrivi internazionali sono stati velocemente smentiti e a farne le spese sono soprattutto gli alberghi della capitale, che si erano attrezzati per fare il pieno di presenze. Tra le motivazioni di questo “flop”, che secondo molti esperti era ampiamente prevedibile, la crisi in Tibet e le restrizioni del governo di Pechino nel concedere visti.
 

 
Gli albergatori di Pechino che avevano previsto un boom di presenze durante le Olimpiadi sono rimasti amaramente delusi, almeno stando ai primi dati che sono trapelati nonostante la reticenza dell’Ufficio per il Turismo di Pechino. La capitale cinese aveva previsto qualcosa come 500 mila turisti stranieri durante l’evento, ma le prenotazioni alberghiere sono state scarse e hanno rivelano stime ben oltre l’ottimismo.
 
Le perdite economiche dovute a quest’euforia potrebbero essere ingenti. Il 63% dei manager d’albergo si aspetta consistenti perdite economiche entro la fine del 2008, dovute ai notevoli investimenti e ammodernamenti che le strutture alberghiere hanno affrontato negli ultimi due anni per accogliere l’elevato numero di turisti previsto. Basti pensare che, da quando la Cina ha saputo che avrebbe ospitato i giochi olimpici, sono state costruite a Pechino 336 mila nuove camere e predisposti 660 mila posti letto in più. Molti dei quali potrebbero essere rimasti vuoti.
 
L’unica categoria alberghiera che sembra aver retto bene è quella degli hotel a 5 stelle, con prenotazioni anticipate che anno sfiorato l’80% e con prezzi medi per camera più alti di 20 dollari rispetto alla tariffa normalmente applicata. Ma per gli alberghi a 3 e 4 stelle la situazione è ben diversa: le prenotazioni a inizio agosto erano talmente basse che le strutture hanno cominciato a vendere le camere con tariffe scontate perfino del 50% e quindi a prezzi inferiori rispetto a periodi normali.
 
Se le autorità dell’Ufficio del Turismo Cinese attribuiscono questo “flop” al fatto che gli alberghi in periferia avrebbero riscosso più successo in virtù di prezzi più abbordabili, gli osservatori internazionali forniscono ben altre spiegazioni. Molti non si sono recati in Cina a causa dell’atteggiamento di Pechino nei confronti del Tibet, ritenuto da violazione dei diritti umani, e delle proteste anticinesi dei mesi scorsi. Oltre al boicottaggio politico il recente sisma che ha devastato la provincia del Sichuan ha spaventato molti e li ha scoraggiati dal mettersi in viaggio verso l’Estremo Oriente.
 
Un discorso a parte merita la difficoltà di avere un visto turistico per la Cina. Pare normale che molti intenzionati a partire abbiamo rinunciato di fronte alla richiesta vincolante di una registrazione presso gli uffici di polizia, oltre che la prenotazione di un hotel o il contratto d’affitto di una stanza e l’apertura di un conto in una banca cinese con un importo di almeno 75 dollari per ogni giorno di permanenza prevista.
 
Se a tutto questo aggiungiamo che il turismo sportivo non ha mai portato a risultati eclatanti in nessuna località, se non in termini di destination branding a lungo temine, questo “flop” del turismo olimpionico poteva essere ampiamente previsto e si poteva correre ai ripari per tempo.
 
Forse la realtà è che la Cina sperava nelle Olimpiadi non tanto come fattore di attrazione turistica, quanto come strumento di rilancio per la sua immagine a livello globale, ospitando l’evento simbolo della Pace e dell’Uguaglianza fra i popoli. Visti i risultati fino ad ora, non sembrerebbe aver raggiunto pienamente l’obiettivo.
 
 
Fonti: La Stampa, Yahoo Finanza, ANSA, ItaliaOggi
Foto di Antmoose.

Negli USA gli alberghi credono nell’Internet wireless accessibile a sempre più ospiti

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Gli alberghi americani negli ultimi anni hanno investito molto nelle tecnologie per i servizi internet all’interno delle proprie strutture. Un recente studio mostra alcuni dati utili e svela qualche sorpresa. Mentre l’Europa sembrerebbe ancora restare in seconda fila.

 
 
Un recente studio dell’ AH&LA – American Hotel & Lodging Association - ha dimostrato che il 91% degli alberghi statunitensi è, attualmente, dotato di un sistema wireless per la connessione ad internet.
 
Si tratta di un dato alquanto significativo se si pensa che, solo 4 anni fa, la percentuale era del 35%, segno, questo, che sono molti a voler usufruire del servizio per lavorare o comunicare dalla loro stanza.
 
La ricerca, effettuata su diecimila alberghi presenti sul territorio Usa, rivela che l’82% degli ospiti richiede, ormai, un collegamento web in modalità senza fili e che il 79% delle sale convegni degli hotel ha un sistema di wi-fi (nel 2004 il 34% e nel 2006 il 70%).
 
Ma l’aspetto più interessante emerso è che ad offrire gratuitamente il collegamento non sono i patinati 5 e più stelle situati al centro delle grandi città, che ancora lucrano sul servizio, bensì gli alberghi economici e i motel disseminati lungo le highway.
 
E’ raro, ad esempio, trovare il wi-fi a costo zero nei mega-hotel di Las Vegas, mentre è la norma usufruirne gratuitamente nell’aeroporto cittadino.
 
I grandi alberghi sono stati, invece, i primi a dotarsi di dock per la carica e l’ascolto dell’iPod in camera: oggi, nel 35% di quelli americani sono una tecnologia standard.
 
Gli Stati Uniti proseguono, dunque, il loro percorso verso la piena accessibilità alle information & communication technologies, al contrario dell’Europa in cui, pur non essendoci dati certi, tutto ciò appare ancora come un lontano miraggio!
 

Topaz International conferma la competitività delle Travel Management Company

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L’annuale studio di Topaz International conferma il valore aggiunto che le TMC apportano alle loro società clienti, grazie alla capacità di ottimizzare i processi, rispettare le travel policy, sfruttare i propri contratti di fornitura e l’alto livello dei servizi di customer service. Elementi indispensabili nell’ottenere saving sostanziosi, di cui le società hanno bisogno visto anche il contesto economico stagnante.
 

Anche quest’anno, per la settima volta consecutiva, il tradizionale studio comparativo della società di ricerca americana Topaz International conferma il vantaggio competitivo delle Travel Management Company rispetto alle agenzie di viaggio online nell’offrire tariffe aeree più convenienti ai propri clienti. Secondo i risultati della ricerca, infatti, un’azienda che si affida ad un’agenzia di viaggio specializzata in corporate travel risparmia in media 56 dollari a tratta rispetto alle offerte di portali turistici come Expedia, Orbitz e Travelocity.

 
Benché il saving sia diminuito di anno in anno rispetto al 2001, a causa della progressiva riduzione delle tariffe aeree, lo studio dimostra come le imprese abbiano ancora una forte convenienza nel far gestire in outsourcing i propri viaggi aziendali, con un risparmio che aumenta quanto più è significativo lo spending annuale destinato alle trasferte. Per le società con volumi superiori ai 100 milioni di dollari il risparmio medio per singola tratta arriva addirittura a 78 dollari.

 
Da dove derivano risparmi così consistenti? Solo attraverso un’attenta analisi del cliente e delle sue abitudini di spesa la travel management company designata può elaborare una travel policy personalizzata ed efficace, tale da riuscire a garantire saving davvero significativi soprattutto nel caso di volumi consistenti.
 
Anche se la maggior parte del lavoro di razionalizzazione delle spese si concentra sulla biglietteria aerea, poiché essa rappresenta in media circa l’85% dei costi totali di viaggio di un’impresa, le agenzie specializzate possono ottenere buoni margini di ottimizzazione anche per quanto riguarda il booking alberghiero. Ad esempio, concentrando le prenotazioni in alcune strutture o catene alberghiere ed ottenendo così tariffe agevolate, oppure negoziando tariffe dedicate per il singolo cliente.
 
Il saving alberghiero si distingue da quello aereo per il cospicuo lavoro di analisi e negoziazione che sta a monte dei contratti sottoscritti con le diverse catene alberghiere. A volte le travel management company arrivano a prendere camere in alllotment in previsione di grandi picchi di stagionalità, per esempio nelle grandi città in occasione di fiere o esposizioni, in modo da poter garantire ai propri clienti tariffe comunque vantaggiose.
 
E’ proprio in un momento di forte criticità come quello attuale, caratterizzato da una crisi economica generale e da una contrazione dei volumi nel settore travel in particolare, che le best practice ed i modelli per risparmia quanto più possibile assumono un ruolo determinante nel permettere alle società di operare efficientemente sui propri mercati.
 
 
La ricerca integrale di Topaz International può essere consultata cliccando qui.
 

Le stelle possono ancora orientare i viaggiatori? Il caos delle certificazioni nell’hotellerie

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Le stelle assegnate agli hotel sono una delle principali caratteristiche su cui i viaggiatori basano le proprie scelte di pernottamento. Ma nel campo delle classificazioni regna una grande confusione, tra regolamenti diversi per ogni regione, istituti di certificazione indipendenti, normative comunitarie, scarsità di controlli periodici, storia e tradizione dei singoli operatori del settore. E a pagarne le conseguenze sono proprio i viaggiatori, che finiscono per provare sulla propria pelle la qualità delle strutture. Un paradosso, ma in Italia è realtà.
 

Come scegliere tra le tante diverse offerte nel mondo alberghiero nelle varie destinazioni? Tutti gli studi del settore indicano che i viaggiatori basano le proprie scelte in particolare sul prezzo e sulla categoria delle strutture. Dunque le classificazioni, le famose stelline che ogni esercizio deve mostrare ovunque e sempre, giocano un ruolo fondamentale nell’orientare i turisti. Senza dimenticare che sono anche un fattore primario che influenza il prezzo della camera e dell’albergo.
 
Pochi però sanno come vengono assegnate le stelle degli hotel. E pochi si interessano al fatto che se un hotel conquista una determinata categoria in una regione, potrebbe non rientrare nei parametri della stessa categoria in un’altra parte del nostro Paese. Tutto questo perché sono le singole Regioni ad avere il potere di controllo e decisione sui parametri di verifica per le categorie e per l’assegnazione delle stelle agli esercizi. Con conseguente confusione sia per gli albergatori che per i viaggiatori.
 
E’ stata una legge dello Stato nell’ormai lontano 1983 ad assegnare alle Regioni l’autonomia in tema di accoglienza, creando quello che è stato definito un “mostro” dagli operatori del settore. Per fare un paio di esempi, una stanza da 4 stelle ha il doppio di metri quadrati di spazio minimo nelle Marche rispetto alla Sicilia, mentre a Bolzano si puliscono le camere almeno due volte al giorno rispetto alla singola pulizia delle altre Regioni. E i viaggiatori si accorgono di tutte queste differenze solo provandole sulla propria pelle, perché non esiste altro criterio oggettivo di “segnalazione” che permetta una vera scelta a priori.
 
E’ dunque il mercato in fondo a selezionare l’offerta: se un albergo è di scarsa qualità, un ospite non sarà incentivato a tornare, a prescindere da quante stelle mostra sulla targa. Certo, il turista a quel punto avrà comunque già speso almeno una notte in quell’albergo. Ma allo stesso modo, anche la verifica periodica del livello qualitativo dei servizi forniti dalle strutture è praticamente inesistente. E si torna a fare affidamento sulla professionalità e qualità dei gestori e proprietari delle strutture.
 
In un tale caos di livelli e parametri, si sono ricercate soluzioni individuali ad hoc per aggirare il problema. Come l’appartenenza dell’albergo ad una catena o ad un network che sfrutti la fama di un marchio noto per “certificare” anche il proprio livello qualitativo. Oppure la richiesta di certificazioni da parte di enti privati e internazionali, che assicurino la qualità dei servizi, il rispetto di policy ambientali o etiche, e altro. Infine, la storia e tradizione personale dell’hotel, che gioca sulla fidelizzazione di una porzione della clientela.
 
Eppure, se in molti casi questi espedienti funzionano bene e c’è soddisfazione nella clientela in generale, non si può negare che contribuiscano ad aumentare la confusione fra le certificazioni e i segnali che vengono lanciati al mercato. Proprio nel momento in cui l’EU sta lavorando a creare livelli minimi di servizio per ogni struttura all’interno dell’Unione. Mentre servirebbe una riorganizzazione e razionalizzazione delle normative già esistenti ed una revisione periodica delle strutture su tutto il territorio.
 

Nel 2007 forte crescita del turismo – Venezia ancora prima

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Pubblicato l’atteso studio di Deloitte sull’Hotellerie mondiale per l’anno 2007: importanti conferme, come Venezia che per la quinta volta consecutiva si posiziona al primo posto per revPar (i ricavi medi per camera d’albergo) ed alcune sorprese, in particolare il giro economico associato al turismo, che supera (nuovamente) le attese registrando oltre 900m di arrivi a livello globale.

Per il quinto anno consecutivo Venezia non ha rivali quando si tratta di ricavi medi per camera: con i suoi 265 dollari ed un incremento del 22% rispetto al 2006, la città veneta è in assoluto la prima a livello mondiale in campo turistico. Una conferma della posizione che alcune nostre destinazioni mantengono negli anni, nonostante gli scandali che regolarmente toccano il Bel Paese.

A fornire i dati è l’annuale studio di Deloitte sull’albergatoria, consultabile integralmente in pdf: “Hospitality Vision – Global Performance Review”. Venezia, assieme a Roma, Firenze e anche Milano, gioca un ruolo di prestigio nel panorama turistico: i loro alberghi non sono necessariamente i più affollati, ma sono certamente molto richiesti da una clientela di alto livello. Su Milano inoltre arriverà nei prossimi anni l’effetto “Expo 2015” a confermare le tendenze di crescita.

Sul fronte del tasso di occupazione delle camere, è invece Perth la più gettonata, con ben l’85.1% di occupancy. Altre destinazioni dalle solide performance sono Dubai e Panama, mentre da segnalare in questo campo è l’ingresso di Belfast, che sottolinea la rinascita del turismo in Nord Irlanda dopo molti anni di depressione. Le prime destinazioni europee sul fronte dell’occupancy restano invece Londra, Amsterdam e Zurigo.

Ma è soprattutto l’Europa, ancora una volta, a far la parte da leone fra i diversi continenti: coi suoi 450m di arrivi, si prende praticamente il 50% dell’intero turismo mondiale. Una risorsa davvero importante per il vecchio continente che, almeno per ora, resiste alla forte crescita di Paesi emergenti come quelli Medio Orientali o Sud-Est Asiatici.
 

Italian Secrets – Piccole meraviglie d’Italia

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Ci sono vari scorci del nostro splendido Paese che ancora restano sconosciuti ai più e per questo poco valorizzati. Hotelplan, azienda leader nel settore turistico a livello internazionale, ha appena aperto una nuova linea per offrire l’autenticità di questi ambienti unici, unendo allo stesso tempo il comfort ed il lusso moderno con le peculiarità delle località. Ne fanno parte hotel singolari, agriturismi, edifici storici, dimore da sogno. L’offerta si snoda lungo l’intera penisola, suddivisa in tre aree, e si propone di coccolare e stupire gli ospiti. Inoltre da Hotelplan Italia è arrivata un’altra novità, Turisanda: un catalogo variegato che punta ad offrire alti standard di servizio con il massimo della flessibilità.

In Italia, alla scoperta di scorci tutti da svelare e di strutture lontane dalla classificazione alberghiera ufficiale, dove l’accoglienza diventa elemento essenziale di un soggiorno indimenticabile. Garantisce Italian Secrets, il nuovo brand del gruppo Hotelplan. Chi l’ha detto che per regalarsi un viaggio da sogno, impreziosito da quel tocco di «coccole» che non guasta mai, si debba per forza affrontare un volo transoceanico? Spesso, i tesori più preziosi si trovano a portata di mano, basta saperli cercare. Un discorso che vale, a maggior ragione, per noi italiani, abitanti di un Paese dove, in ogni città, si nascondono piccole-grandi meraviglie, che aspettano solo di essere scoperte dai viaggiatori più curiosi ed esigenti: proprio il tipo di clientela alla quale si rivolge Italian Secrets

 

È un’Italia che non ti aspetti, quella che emerge dalle 116 pagine del catalogo. Italian Secrets, infatti, nasce dalla volontà di Hotelplan Italia di rispondere a un’esigenza sempre più diffusa tra chi viaggia: quella di strutture che rappresentino di per sé componenti fondamentali della vacanza grazie alle loro caratteristiche architettoniche, alla particolare ubicazione, alla garanzia di relax e alla cura di ogni singolo dettaglio. Lusso ed eleganza, quindi: ma non nell’accezione classica che siamo abituati ad attribuire ai termini. No, la nuova frontiera del lusso secondo Italian Secrets è legata a una dimensione più intima, riconducibile alla capacità di esaltare la storia di ogni luogo attraverso un ambiente che rispetti la tradizione e consenta, al tempo stesso, di offrire servizi sempre al top, che gli ospiti possano riconoscere come pensati apposta per loro.

 

Hotelplan Italia ha selezionato lungo la Penisola 44 strutture: una collezione di locande, palazzi storici e modernissimi hotel di design, distribuiti tra «L’insolito Nord», «Il cuore d’Italia» ed «Il caldo Sud». Cinque le tipologie che compongono l’offerta di Italian Secrets, lontane dalla classificazione alberghiera ufficiale e pensate per meglio evidenziare le peculiarità di ogni struttura. Si parte con le Dimore speciali; per chi cerca un inedito mix tra lusso, originalità e relax, la risposta si chiama invece New Deluxe: strutture alberghiere che interpretano le tendenze più attuali senza però mai dimenticare la tradizione e l’accoglienza. Poi, gli Agriturismi, i Castelli Rustici e, infine, il Lusso storico.

 

Per leggere l’articolo integrale, scaricalo da qui.