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” Da Malpensa a Fiumicino, come cambia il trasporto aereo in italia”

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La crisi economica, il calo dei passeggeri business, le strategie di rilancio di Alitalia, lo sviluppo traumatico delle low cost e gli effetti di tutto ciò sugli aeroporti e sui passeggeri.


Sono questi i temi trattati nella presentazione al BizTravel Forum dal titolo da “Malpensa a Fiumicino, come cambia il trasporto aereo in italia”.

L’analisi, clicca qui ricca di dati e considerazioni economiche, ricostruisce in modo dettagliato la recente evoluzione dei traffici passeggeri nel mercato italiano, con la conclusione che le turbolenze nell’aria non sono certamente ancora terminate.

Foto: Yuma

Mobile check-in: si parte!

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Come già altri carrier, seguendo le direttive Iata del 2007, Alitalia a partire da metà novembre con il nuovo servizio Mobile Check-in consentirà ai propri clienti di effettuare l’imbarco direttamente con il proprio cellulare.

 

 

 

Il servizio sarà lanciato prima sulla tratta Roma Fiumicino-Milano Linate, e successivamente sarà esteso agli altri aeroporti italiani.

In possesso di un cellulare con accesso ad internet, si avrà l’opportunità di effettuare rapidamente il check-in collegandosi direttamente dal proprio telefono, scegliendo il posto a bordo e ricevendo un SMS con il link alla carta d’imbarco elettronica, sotto forma di codice a barre.

Una volta in aeroporto, ci si potrà presentare direttamente ai controlli di sicurezza dedicati al servizio Roma-Milano con la carta d’imbarco elettronica visualizzata sul cellulare e da lì ai gate d’imbarco.

Per accedere a bordo sarà sufficiente passare il cellulare su un apposito lettore ottico e presentare il proprio documento d’identità al personale di terra.

 

Un’innovazione che certamente migliora e semplifica l’esperienza di viaggio, una soluzione migliorativa per chi viaggia per affari già adottata da tempo da Air France-KLM, Lufthansa e molte altre.

 

Sul sito di Air Canada c’è un interessante video sul mobile check in: clicca qui

 

Il nuovo servizio renderà sicuramente più efficienti e "snelli" i viaggi di lavoro, non facendo rimpiangere a nessuno le mitiche code di qualche tempo fa.

 

Foto da: www.bmvbs.de
 

Frecce tricolori (o quasi)

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Fatta la pace con Linate, Alitalia lancia il progetto “Freccia Verde”, la sua innovazione di prodotto sul collegamento Linate-Fiumicino. Il reale nome commerciale sarà diverso, dal momento che si tratta di un marchio già registrato da FS. Vediamo nel dettaglio quali sono le novità.
 

 

L’accordo tra Alitalia e Sea Handling, per la fornitura di servizi aeroportuali negli aeroporti di Linate e Malpensa, segna probabilmente la fine della belligeranza tra Alitalia e Sea, nata a seguito dell’abbandono di Alitalia dell’hub di Malpensa, e sancisce una rinnovata collaborazione tra il vettore e gli aeroporti di Milano e Roma.
 
Tante cifre, tanti numeri, nuovi percorsi, nuovi desk, nuove soluzioni.
Quello presentato oggi da Alitalia, in contemporanea all’arrivo del nuovo A320 con i colori Alitalia (clicca qui), di cui avevamo anticipato l’arrivo la settimana scorsa, è un prodotto funzionale e che ci sembra, sulla carta, molto curato nei dettagli: 
-Varchi di sicurezza prioritari a Roma Fiumicino
-Nuovi varchi di sicurezza a Milano Linate (al momento riservati ai Clienti Freccia Alata Plus, Freccia Alata e titolari di Carta Welcome Air One Nuove aree check-in dedicate)
-Gate dedicati con imbarco diretto
-Personale dedicato presente in entrambi gli aeroporti per garantire la massima assistenza
 
Ecco inoltre alcuni prospetti delle novità a Fiumicino (clicca qui) e a Linate, dove cambierà anche la disposizione dei desk per il check-in dei voli nazionali ed intercontinentali (clicca qui per le novità da oggi 25/03/09 e, ancora più importanti, dal 01/04/09).
 
Oltre alla struttura tariffaria, cambia anche la tabella per l’assegnazione di miglia, con importanti miglioramenti (clicca qui).
 
Chissà che adesso EasyJet o Lufthansa Italia non lancino anche loro una “Freccia” in versione multicolor, copyright permettendo, anche se la gamma di colori, includendo varianti come “carta da zucchero” o “indaco” dovrebbe essere abbastanza ampia.
 
A proposito di frecce, ricordiamoci anche della “Freccia Rotta”, come titolato dal Corriere della Sera (clicca qui), il collegamento ferroviario che impiega cinque ore per fare 200 chilometri, tra Catania e Palermo.
Ma non preoccupiamoci, ci sono diversi progetti, per ridurre la percorrenza gradualmente fino a 78 minuti… nel 2020 (duemila-e-venti!).
 
Foto di: Kap Photo  

Aeroporto di Vicenza: Obama, pensaci tu!

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Un aeroporto attrae risorse e fondi, ma deve avere una massa critica per poter sopravvivere autonomamente. A meno che non si tratti di aree remote, da collegare in (reale) continuità territoriale, come ad esempio Pantelleria e Lampedusa. Ma a cosa serve avere un aeroporto ogni 60 chilometri?

 
 

Siamo in crisi, non possiamo definirla tragica, il Cavalier Presidente giustamente ne avrebbe a male.

Per fortuna dalle idee su come risolverla siamo passati ai fatti e il Governo, tramite il CIPE, ha sbloccato fondi per 17,8 miliardi di Euro.
Un articolato piano di finanziamento di grandi opere: il ponte di Messina, il Mose di Venezia, trasporti e infrastrutture, interventi ferroviari e stradali, e molto altro ancora, a sostegno dell’occupazione. Tra gli stanziamenti correlati, sembrerebbe all’Expo2015, fa capolino un cifra di 16,5 milioni di Euro destinata all’Aeroporto di Vicenza, le cui attività sono dismesse dal settembre 2008. Fermo restando che non è nelle mie intenzioni dibattere sui temi di politica economica, lasciatemi esprimere il mio personale punto di vista sulle infrastrutture aeroportuali della cosiddetta “Padania”, entità geopolitica da oggi a me più vicina, alla quale mi vanto di aver contribuito indirettamente con Miss Padania 2009.   
Da Torino a Trieste ci sono solo 544 km e nel percorso incontriamo un grande hub (Malpensa) e otto city airport. In media un aeroporto ogni 60 km. Il numero di aeroporti presenti in quest’area (Torino, Malpensa, Linate, Bergamo, Brescia, Verona, Treviso, Venezia, Trieste), è persino superiore al numero di stazioni di servizio disponibili nel tratto autostradale Palermo-Catania.  
 
Prima di nuovi aerostazioni, forse necessitiamo di un convincente sistema di aeroporti integrato che metta fine alle incertezze esistenti, e alle continue richieste di finanziamenti regionali e territoriali, utili a sostenere e ricapitalizzare economicamente le società di gestione aeroportuale. I volumi limitati di passeggeri in transito non costituiscono, per molti aeroporti, una sufficiente massa critica.
Non ho avuto modo di verificare i bilanci d’esercizio, ma mi chiedo per esempio come faccia a quadrare i conti l’aeroporto “internazionale” di Pescara, la cui frequenza di voli di oggi non supera la dozzina.
 
Ci auguriamo che parte dei fondi CIPE (almeno quelli destinati all’aeroporto di Vicenza) vadano reindirizzati ad attività più proficue a sostegno dell’occupazione. Nel dubbio conviene contattare Obama.
 
Foto di Bakar_88

Nuova Alitalia: promesse e speranze

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"Dall’unione di Alitalia ed Air One è nata la vostra nuova Compagnia di Bandiera". Questa è la frase di apertura di una mail che molti frequent flyers di Alitalia hanno ricevuto. L’obiettivo della nuova compagnia, rinata dalle sue stesse ceneri, è “la soddisfazione dei clienti attraverso un servizio sicuro, confortevole e di qualità”. Come raggiungerlo?
 

 

 

La nuova Alitalia sembra puntare sulla Milano-Roma, nonostante la nuova offerta dell’alta velocità ferroviaria di Trenitalia (ma aspettiamo anche la "concorrenza" di Rail One e di Nuovo Trasporto Viaggiatori) e nonostante le critiche espresse da più parti sul pricing molto "disinvolto" applicato su questa tratta.
L’integrazione con AirOne sta portando e porterà ancora molti benefici, primo tra tutti l’assenza di un forte concorrente, che era arrivato quasi a sfiorare la leadership di mercato su alcune rotte, soprattutto negli ultimi mesi dello scorso anno (complici anche scioperi e cancellazioni della vecchia Alitalia).
In secondo luogo, l’ingresso in flotta di nuovi e più efficienti aeromobili, che vanno a sostituire in particolare i vecchi MD80.
Quest’ultimo aspetto risulta in parte ridimensionato rispetto ai business plan di circa un anno fa.
Se prima il costo del carburante determinava costi marginali molto più elevati e l’utilizzo di veicoli più efficienti risultava prioritario, con i livelli attuali del petrolio l’incidenza di questi appare inferiore.
Anzi, l’utilizzo degli MD80 di proprietà o con canoni di leasing ridotti e proporzionati all’età degli aeromobili, forse alla fine sarebbe risultato anche più "conveniente" rispetto ai canoni che andranno pagati a prezzi di mercato per le decine di A320 che continueranno ad arrivare nei prossimi anni al ritmo di 2 al mese.
 
Rimane però da considerare che il ringiovanimento della flotta porterà ad un più elevato livello di servizio, grazie al maggiore confort e ai nuovi servizi a bordo, nonchè ad una riduzione delle emissioni di CO2, tra l’altro oggetto di "manovre" da parte dell’UE con imposte che potrebbero penalizzare i vettori con una flotta meno efficiente. 
L’alleanza commerciale con un partner internazionale (indipendentemente dal fatto che si sia trattato di Air France – KLM), oltre a consentire i benefici legati all’ampliamento del network operativo, consentirà di ottimizzare le rotte, anche in un’ottica di revenue sharing, nonchè i servizi da implementare e sviluppare in comune.
Il coefficiente di riempimento degli aerei di gennaio (a partire dalla data di avvio dell’operatività), al 43%, non ci sembra entusiasmante ma è comunque il punto di partenza, il punto zero, su cui costruire effettivamente la risorsa più importante di una compagnia aerea: la fiducia dei propri clienti.
 
Iniziative di marketing e pricing aggressivo come la promozione con tariffe a/r da 99 euro e la tariffa companion per viaggiare in due in Europa al prezzo di uno, citata nella newsletter della scorsa settimana e disponibile sui vari canali di vendita, aiuteranno a ricreare la base clienti persa ed avvicinare i clienti delle compagnie low cost alla nuova Alitalia.
 
Secondo Rocco Sabelli, amministratore delegato di CAI, è importante procedere ad una semplificazione della struttura tariffaria, con l’obiettivo di offrire fino al 30% dei posti a bordi alla clientela price-sensitive.
Sulla Milano-Roma, dove il 70% dei passeggeri Alitalia è frequent flyer, è in programma un nuovo prodotto specifico con una struttura di prezzo ad hoc, e con una riduzione dei tempi in aeroporto, tramite gates e personale dedicati presso Linate e Fiumicino, e forse con un’offerta simile al “puente aereo” esistente tra Madrid e Barcellona, dove non è necessaria la prenotazione.
 
Ma cosa si aspettano i passeggeri dalla nuova Alitalia?
A nostro avviso, prima di tutto, la discontinuità con il passato, soprattutto quello più recente, fatto di scioperi, cancellazioni, ritardi e disagi.
Poi la concorrenza e il mercato faranno il resto. Slot permettendo.

Foto di g.naharro

Tutti pazzi per Linate

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Dopo la richiesta di Air Italy per continuare ad operare i voli da Linate, temporaneamente autorizzati dall’ENAC durante il periodo di transizione tra la vecchia e la nuova Alitalia, si fanno avanti altri pretendenti: Lufthansa, Meridiana-Eurofly ed Easyjet. Perchè tutto questo interesse per l’aeroporto milanese?

Business model diversi, customer base diverse, livelli tariffari diversi.
Apparentemente i pretendenti agli slot di Linate hanno poco in comune, ma tutti sono interessati ad aumentare la propria presenza nell’aeroporto di Linate, e nel mirino c’è proprio la tratta Linate-Fiumicino.

Citando una frase di Roberto Colaninno, Presidente di Alitalia, intervistato da Lucia Annunziata nel programma televisivo "In mezz’ora" di domenica 1 febbraio: "Linate per i milanesi è una gran comodità, e le comodità si pagano. Noi abbiamo deciso di non pagare il costo di quella comodità".
Evidentemente c’è chi è disposto ad offrire ai milanesi (e non solo) ulteriore comodità, aumentando il numero di collegamenti (e la concorrenza).
Sarà che la comodità può diventare posizione di forza, vantaggio competitivo, o magari vero e proprio asset aziendale.
Sarà che rotte particolari come la Milano Linate – Roma Fiumicino sono tra le più trafficate d’Europa e consentono di applicare pricing più elevati e regole tariffare più restrittive rispetto ad altre soluzioni (provate a richiedere la quotazione di un Milano Linate – Roma, sola andata, in un giorno infrasettimanale), cosa di cui avevamo già accennato in questo post  .
Sarà che forse i viaggiatori non desiderano alcuna limitazione operativa dell’aeroporto di Linate, come suggeriscono anche i primi risultati del sondaggio online da noi proposto su BizTravelForum.it.
Per questi e sicuramente anche per altri motivi, vettori come Lufthansa, Meridiana-Eurofly ed Easyjet hanno richiesto la possibilità di operare più voli da Linate, rispetto a quei pochi che hanno attualmente attivi.
Lufthansa ha richiesto i diritti ma la domanda è stata respinta, lasciando come unica azione possibile il ricorso all’Antitrust europea.
Il gruppo Meridiana-Eurofly ha annunciato di aver fatto domanda per ottenere 40 slot e ricorda che è in attesa da oltre 10 anni.
EasyJet, invece, si dichiara pronta a "salvare" Linate e a investire ulteriormente in Italia, memore dell’ottima esperienza avuta su Malpensa, vivacizzato dalla presenza bianco-arancione del vettore inglese soprattutto dopo il grigiore dell’abbandono di Alitalia di moltissime rotte precedentemente operate da Malpensa. La richiesta di Easyjet è di 30 slot.
Ma qual’è la situazione attuale degli slot a Linate?
L’aeroporto dovrebbe avere, teoricamente, delle limitazioni di traffico derivanti dal decreto Bersani bis, ma attualmente queste sembrano non essere propriamente rispettate, anche grazie all’uso di code share che definiamo virtuali (utilizzando, ad esempio, XM-VE).
Recentemente è arrivato il blocco di una legge regionale della Lombardia (legge 29 del 9/11/2007) che assegnava alla Regione la possibilità di intervenire sulla gestione liberalizzata degli slot e la possibilità di esprimere pareri sul «soggetto coordinatore delle bande orarie».
Quindi tutto rimane come prima, e la possibilità di assegnare o rimuovere slot resta ad Assoclearance, secondo il principio "use it or loose it".
Sono arrivate anche le prime reazioni all’intervista del Presidente CAI, da parte del Sindaco di Milano Letizia Moratti ("Non si capisce perché un’impresa privata debba contare sul monopolio Roma-Milano" e "In ballo non c’è la comodità dei milanesi ma il servizio a un territorio a vantaggio di tutto il Paese"), da parte del Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ("Ho una visione diversa da quella di Colaninno, credo che Malpensa e Linate possano convivere, ciascuno con la propria funzione. Il Forlanini non va annullato come vorrebbe Cai"), e dal Presidente della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli ("L’aeroporto di Linate non è una comodità, ma un’opportunità. Milano è così importante che due scali non solo convivono, ma sono necessari").
Da parte nostra, senza entrare nel merito politico della questione Linate, ci sentiamo di condividere in pieno proprio quest’ultima posizione, che vede Linate come un’opportunità, e che deve coesistere con Malpensa. Ma in sinergia, e non in competizione.
Per il video dell’intervista a Roberto Colaninno clicca qui  
 
Foto di miss karen   

Malpensa e Linate, arieccoci

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Qualcuno ricorda perché dieci anni fa la compagnia aerea olandese Klm divorziò dall’Alitalia, sobbarcandosi addirittura il pagamento di una penale, anziché coronare il fidanzamento societario con le promesse nozze?

Innanzitutto perché, contrariamente alle promesse del governo in carica all’epoca dell’alleanza, il decollo di Malpensa 2000 (come si chiamava allora l’aeroporto intercontinentale di Milano) fu lento e farraginoso, irto di imprevisti e di ostacoli e soprattutto non aveva chiarito e risolto il dualismo con Linate, il cosiddetto city-airport di Milano.

La compagnia olandese, che all’epoca era in ottima salute, puntava a integrare l’attività che già gestiva con la propria flotta dall’aeroporto-hub di Amsterdam Schipol con quella sviluppabile da un secondo aeroporto-hub sufficientemente lontano dal primo in modo da essere complementare per il pubblico nordeuropeo, come Malpensa, ma non tanto lontano da scoraggiare il ricco traffico dell’Europa continentale del Sud. Inoltre, l’Italia s’era impegnata a risolvere il dualismo Malpensa-Linate, lasciando nel city-airport la sola navetta Milano-Roma e dirottando su Malpensa la stragrande maggioranza dei voli per il resto del Paese come pure dei voli per le principali capitali europee, in modo da «rifornire» lo scalo varesino con i passeggeri che  avrebbero poi potuto proseguire i loro viaggi verso le destinazioni intercontinentali servite da Klm. Alitalia, infine, si impegnava a fare di Malpensa la propria «base di armamento», cioè a trasferirvi il grosso dei parcheggi, delle attività di terra e degli equipaggi internazionali. Ebbene: non successe nulla di tutto questo.

 

I governi successivi a quello, guidato ancora da Prodi con Claudio Burlando ministro dei Trasporti, che firmò l’accordo Alitalia-Klm, smentirono tutti gli impegni presi: sul tema ci furono tre decreti Bersani e un decreto Treu, che servirono per rimangiarsi tutto il primo decreto Burlando. Linate non fu toccata, anzi crebbe. Alitalia trasferì a Malpensa solo una parte delle attività che vi avrebbe dovuto trasferire. Fiumicino venne venduta nel ‘99 a una cordata Romiti-Benetton che iniziò a fare lobby, aiutata trasversalmente sia dal sindaco di Roma, Francesco Rutelli, che dal governatore del Lazio, Francesco Storace, per sviluppare Fiumicino anziché frenarla. E l’intero progetto «venduto» agli olandesi naufragò. E la Klm, pur di cavarsi dall’impaccio, ruppe l’alleanza facendoci le spese.

Ora, il tragicomico di questa vicenda è che dieci anni dopo l’Air France, che oggi ingloba la Klm, affida (almeno a chiacchiere) alla nuova Alitalia, partner italiano che di fatto già influenza ben più che per il 25% del capitale che ha comprato, la scelta se puntare su Malpensa o su Fiumicino come futuro grande hub. E Alitalia si dice disposta a puntare su Malpensa, a patto che Linate sia ridimensionata. Dieci anni passati invano. Salvo per le perdite enormi accumulate nel frattempo da Alitalia (e da Klm). Speriamo che questa sia la volta buona. Che Malpensa venga collegata come si deve a Milano, con un treno ogni cinque minuti come Heathrow a Londra o il Charles De Gaulle a Parigi; che a Linate resti l’aviazione privata e qualche navetta per il Sud. E che Fiumicino e Malpensa e Alitalia riescano finalmente a coordinare le loro strategie. Sarebbe normale, in un Paese normale.
 

Malpensa vs. Linate

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Come in un film di fantascienza di qualche anno fa, continua la saga tra i due aeroporti milanesi, che torna ad essere ancora più importante della ormai storica dicotomia Malpensa-Fiumicino. Passano gli anni, cambiano governi ed amministratori locali, ma il "problema" resta. E (purtroppo) non si tratta nè di un film, nè di fantascienza.
 

Intorno agli aeroporti, è risaputo, ruotano moltissimi interessi. Economici, politici e, per usare un eufemismo, "occupazionali".
Molte compagnie low cost hanno fatto fortuna anche grazie ai contributi di marketing di amministrazioni locali, enti territoriali, associazioni o gruppi imprenditoraili che pagano per avere flussi di passeggeri in determinati aeroporti. E passeggeri significa business.
A volte questi contributi portano a ritorni importanti dell’investimento, magari sostenendo lo sviluppo turistico o creando veri "ponti" con località poco collegate (ad esempio isole minori per le quali si propongono tariffe di continuità territoriale). A volte invece arrivano critiche e dubbi sui benefici effettivi, soprattutto se l’aroporto di riferimento dista a meno di un’ora di auto/bus/treno dall’aeroporto principale della zona.

Per Linate è diverso. Lo storico aeroporto milanese risulta molto comodo ai passeggeri in partenza o in arrivo nella città di Milano, ed è facilmente collegato con una linea di autobus urbano, che potrebbe essere affiancata nei prossimi anni anche da una nuova linea di metropolitana
Le compagnie aeree che vogliono volare a Linate hanno difficoltà ad accedere a slot liberi, e devono attenersi a specifiche a limitazioni di traffico.
Come risultato, mentre alcune compagnie vorrebbero crescere sull’aeroporto di Linate, altre hanno condizioni di "privilegio" dovute al possesso di preziosi slot, che portano anche a politiche di pricing disinvolte.
Malpensa invece si presta molto bene ai voli intercontinentali, per via delle norme di sicurezza (innanzitutto la lunghezza della pista, adatta anche ai widebodies, e la distanza dal centro abitato), per le dimensioni dei due terminal, e per lo spazio riservato ad hangar, aree di manutenzione, aree di stazionamento degli aeromobili ed aree destinate al cargo.
Per fare un ‘hub’, però, ci vogliono i passeggeri, e i passeggeri non arrivano se non ci sono adeguati collegamenti areei feeder da e per altri aeroporti, e soprattutto frequenti e rapidi collegamenti terrestri (su strada e su rotaia) con i centri abitati.
Il sistema aeroportuale milanese include anche Bergamo, ma quest’ultimo scalo, rinato grazie alle low cost, ha oramai una propria strategia, ed è gestito dalla Sacbo. Malpensa e Linate sono gestiti invece dalla stessa società (Sea).
Quest’ultima, prima di affrontare la sfida con Fiumicino, forse dovrà prima mettere ordine "in casa propria", come suggerito dal Presidente dell’ENAC e dalla stessa CAI.
Dall’altra parte della barricata c’è il sistema aeroportuale di Roma, che razionalizza la propria strategia limitando Ciampino, e puntando addirittura alla sua chiusura a favore di un nuovo aeroporto, Viterbo, su cui spostare il traffico low-cost attualmente operante su Ciampino. Fiumicino (probabilmente) ringrazia.
 
Per ripercorrere la storia degli ultimi dieci anni dei due aeroporti milanesi, vi rimandiamo alla lettura di un post di Sergio Luciano, direttore Economy e moderatore delle ultime edizioni di BizTravel Forum: clicca qui
 
foto di darkensiva 

Alitalia: l’appello pro Lufthansa di Letizia Moratti apre nuovi scenari

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Il sindaco di Milano Letizia Moratti aveva rilanciato con forza la candidatura della partnership di Lufthansa. Dal governo però era già arrivata la smentita dell’esistenza di una proposta accettabile. Il dibattito ha aperto scenari imprevedibili, come ad esempio la chiusura di Linate.

 
 

Un’insolita Letizia Moratti è apparsa qualche giorno fa in TV, intervistata dalla giornalista Lucia Annunziata.

Determinata, sicura di se, inflessibile nel rappresentare le ragioni di Malpensa e di chi viaggia dal nord Italia. Il "Sindaco di ferro" di Milano, poche ore prima del via libera del cda CAI alla fusione con Air France-Klm, aveva invitato fermamente CAI e lo stesso Governo a non sancire alcuna partnership internazionale, senza prima aver sondato fino in fondo la disponibilità di Lufthansa ad investire nella compagnia di bandiera.
 
Oltre a scatenare interventi e commenti di ogni genere (politici, economici, tecnico-operativi), la dura posizione del Sindaco di Milano ha aperto nuovi scenari.
 
Il primo, di taglio politico, per il quale secondo alcuni rumors citati da Affaritaliani.it si parla già di elezioni comunali e del ritorno di Albertini sulla scena milanese.
Il secondo, di taglio economico, per il quale la controversia avrà notevoli implicazioni anche sull’Expo 2015.
E il terzo, il più importante per chi viaggia, riguarda la contemplata chiusura di Linate per favorire lo sviluppo, peraltro mai compiuto nei modi e nei tempi previsti, dell’hub di Malpensa.
 
Vi risparmiamo su questo blog, almeno per ora, il susseguirsi di dichiarazioni e proclami da ogni parte politica, da ogni regione e da ogni nazione.
 
Su BizTravelForum.it non ci piace parlare di politica, ma di viaggi d’affari, dunque quello che può essere utile in questo momento è il risultato definitivo del sondaggio online, votato dalla community di BizTravel Forum interpellata in merito alla prefenza del partner internazionale, svolto a dicembre 2008, che avevamo già riportato nella newsletter del 17/12 u.s.
 
Tra le molte voci, l’esito del sondaggio, per quanto non abbia precisione statistica, rappresenta probabilmente quella autorevole di chi vive sulla propria pelle tutti i cambiamenti, i desideri e le contraddizioni del trasporto aereo.
 
I risultati del sondaggio sono sotto riportati

Per guardare l’intervista a Letizia Moratti clicca qui
 

Alitalia – I possibili effetti della CAI sul sistema aeroportuale italiano

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Pubblichiamo un recente articolo di Oliviero Baccelli, esperto del settore aereo e Docente di Economia dei trasporti nonché vicedirettore del CERTeT – Centro di Economia Regionale Trasporti e del Turismo dell’Università Bocconi. L’articolo, apparso venerdì 12 settembre su ilsussidiario.net, discute in dettaglio le conseguenze economiche del progetto della nuova Alitalia, ovvero la Compagnia Aerea Italiana, sempre che questa riesca a decollare.

 
 
Le trattative con i sindacati e con i nuovi azionisti da parte di Rocco Sabelli, l’amministratore delegato della Compagnia Aerea Italiana (CAI), la società che raccoglierà l’eredità della parte buona di Alitalia, sono ancora in corso ed un vero e proprio piano industriale non è stato ancora reso pubblico. Con queste obbligate premesse si possono effettuare alcune considerazioni per evidenziare le possibili conseguenze derivanti dal downsizing di Alitalia, dalla fusione con Air One e dalla scelta di operare con un modello organizzativo basato su sei base operative e non più sui due poli di Milano e Roma e dalla riduzione dei voli di lungo raggio, cioè degli aspetti principali che caratterizzano le iniziative industriali delle strategie di CAI.
 
Per comprendere gli effetti sul sistema aeroportuale si deve partire dalle quote di mercato, che nel caso del mercato domestico sono del 37% per Alitalia (AZ) e del 25% per AirOne (AP) e per i mercati internazionali da e per l’Italia per AZ solo del 15% (equivalente a quella di Ryanair) e per AP di meno dell’1%. E’ evidente che a risentire delle conseguenze saranno soprattutto gli scali a forte vocazione sui mercati domestici, in particolare quelli del Centro Sud Italia, con l’eccezione di Milano – Linate dove la quota dei due vettori è molto elevata, pari al 72%, frutto della somma del 49% di AZ e del 23% di AP. Inoltre, è da evidenziare come le scelte del piano industriale implementato nell’aprile di quest’anno abbiano già comportato una forte riduzione del ruolo di Alitalia su alcuni scali (-80% dell’offerta di AZ a Malpensa, -17% a Palermo, -16% a Catania, -13% a Venezia e Bologna, per esempio).
 
La riduzione del numero di movimenti frutto dell’ottimizzazione dell’utilizzo delle flotte e per ridurre le sovrapposizioni, riguarderà soprattutto due tipi di collegamento: i voli dagli aeroporti regionali verso Milano Linate e Roma Fiumicino, e i voli internazionali e intercontinentali in partenza dall’hub di Fiumicino, soggetti a forte concorrenza da parte sia di vettori low cost sia di compagnie estere in grado di offrire servizi migliori (per frequenza e comfort). Nel primo caso la razionalizzazione dell’utilizzo della flotta non porterà a riduzione dei traffici passeggeri, ma ad una minor frequenza dei voli. Ad esempio, alcuni aeroporti minori che nel corso degli ultimi anni hanno faticato a diversificare l’offerta, come Genova o Trieste, dove quasi la metà dei traffici totali sono da e per Roma, non vedranno calare i traffici passeggeri, ma le società di gestione soffriranno una riduzione dei ricavi derivanti dagli oneri aeroportuali legati ai movimenti. Nel secondo caso gli effetti saranno duplici perché verranno meno alcuni passeggeri verso quelle destinazioni, in quanto non avranno più il volo diretto, ed inoltre si ridurrà il numero di passeggeri in transito per coincidenze sullo stesso aeroporto.
 
In sintesi, per il passeggero del Centro Nord Italia, che dispone di un ampio ventaglio di alternative di vettori, soprattutto internazionali, e che ha già subito il processo di de-hubbing di Malpensa, le conseguenze non saranno particolarmente rilevanti. Per i passeggeri di Fiumicino e di importanti realtà del Sud (in primis Palermo, Lamezia Terme e Bari) le conseguenze dirette ed indirette (minor grado di connettività attraverso i transiti) saranno più difficili da compensare nel medio termine. Tutte le società aeroportuali, invece, rischiano dal punto di vista finanziario, visto che non è chiaro se e come potranno essere riscossi i crediti nei confronti dei due vettori.
 
 
Articolo apparso su ilsussidiario.net.
Foto di WTL photos.