Pubblicato il 27 ottobre 2008 - Redazione BTF
Tags: american express, business travel, download, ESTA, stati uniti, viaggio, visto
A partire dal 12 gennaio 2009, tutti coloro che si recano negli Stati Uniti nell’ambito del programma Viaggio senza Visto, devono ottenere un’autorizzazione.
Da qualche mese è disponibile un nuovo sistema elettronico per l’autorizzazione al viaggio per gli Stati Uniti, per i cittadini o nativi di paesi indicati nel “Programma Viaggio senza Visto” (Visa Waiver Program).
Questa nuova procedura diventerà obbligatoria a partire dal 12 gennaio 2009, nell’ambito del Programma Viaggio senza Visto.
Il sistema online, denominato ESTA (Electronic System for Travel Authorization) e disponibile anche in lingua italiana, è accessibile dall’indirizzo Web: https://esta.cbp.dhs.gov
Le autorità statunitensi consigliano di registrarsi non appena si inizia a programmare un viaggio negli Stati Uniti. Se poi dopo la registrazione dovessero cambiare alcune informazioni riguardanti l’itinerario del proprio viaggio, è possibile modificare ed aggiornare la propria registrazione, direttamente online.
Nella maggior parte dei casi si riceverà una risposta entro pochi secondi:
-autorizzazione approvata: viaggio autorizzato
-viaggio non autorizzato: il viaggiatore deve ottenere un visto prima di recarsi negli Stati Uniti
-autorizzazione in corso di concessione: la valutazione finale perverrà entro 72 ore
L’autorizzazione al viaggio tramite ESTA è valida (salvo revoca) per un periodo di massimo due anni, o comunque fino alla scadenza del passaporto, e consente ingressi multipli.
Per maggiori informazioni (in italiano)
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Per maggiori informazioni (in inglese) clicca qui
Per il download della Quick Reference Guide di American Express Business Travel clicca qui
Pubblicato il 03 giugno 2008 - Mario P. Mazzei
Tags: aeroporto, business travel, check-in, code, download, esperienze, inefficienza, manager, ritardi, stress, travel, viaggio
L’esperienza di volo inizia a terra nelle fasi di check-in, imbarco, ristoro e controllo. Spesso ci avviciniamo a questi momenti con grandi aspettative, pensando al viaggio che ci aspetta e ai servizi che riceveremo, grazie anche al biglietto pagato. E invece tante volte quell’esperienza si trasforma in una piccola odissea, tra code ritardi e spostamenti. Tanto da far pensare che, la prossima volta, ci vorrebbe una valigia nuova, e più impegno da parte di tutti.
Sono contento: la postazione self-service dell’area partenze di Fiumicino mi ha sfornato in pochi minuti la carta d’imbarco.
La valigia 48ore ancorata alla mano destra e la cartella nera modello studi-legali-USA agganciata alla mano sinistra (contenente il mio ingombrante notebook Lenovo), contribuiscono egregiamente allo stress psicofisico quotidiano. Mi avvio verso i varchi d’ingresso, un cartello digitale mi avverte che devo fare appena “8 minuti” di fila. Avanzo accodato dietro la serpentina umana, mi innervosisco: vedo in lontananza che sono attive solo tre code su cinque varchi disponibili e solo due porte di controllo su quattro. Ecco spiegata la ragione della fila, solo la metà dei passaggi sono aperti. Un’irrefrenabile agitazione psichica mi attraversa, e mi chiedo perché nella fascia oraria business del tardo pomeriggio, l’aeroporto non sia a pieno regime. Il tempo totale impiegato è di 12 minuti, però mi hanno risparmiato la richiesta di togliermi la cintura.
Vado avanti e mi reco al gateway A02, la partenza per Linate è prevista tra 20 minuti; aspetto pazientemente facendo un’altra fila. L’orario di decollo è stato superato da 15 minuti e siamo ancora in fila. Mormorii, imprecazioni in bergamasco e altro commentano la completa assenza di informazioni su che cosa stia succedendo. Mentre siamo rassegnati in fila, un inaspettato annuncio ci comunica che si parte dal gateway A01. E via: un plotone di business manager si lancia in una carica scomposta, per occupare i primi posti della nuova fila. Mi adeguo anch’io, rimettendomi in fila per altri 20 minuti. C’e un’addetta sola a staccare i coupon d’imbarco. Viene il mio turno, finalmente mi imbarco: il ritardo supera l’ora piena.
Allacciato e pronto per immergermi in un immediato pisolo, rifletto che domani sarà meglio acquistare una valigia più confortevole e che la mia customer experience di questo viaggio è da considerarsi disastrosa. Un modesto suggerimento per gli addetti ai lavori: si ripassino i risultati della ricerca "La Customer Satisfaction nei servizi in Italia", presentati in occasione del Forum d’apertura della 4a edizione di BizTravel Forum, realizzata da CFI Group e GPF per il CFMT/Centro di Formazione Management del Terziario di ManagerItalia. Leggeranno che i trasporti aerei esprimono un indice di soddisfazione nella clientela inferiore persino alle agenzie di viaggio e agli alberghi, al top della categoria. Buon lavoro a tutti noi.