La felicità è uno stato d’animo positivo che rende l’individuo appagato nei propri desideri. Sulla felicità la Grecia classica filosofeggiò tanto da farne l’aspirazione principale dell’etica. Aristotele la considerò alla stregua di uno stile di vita : essere capaci di allenare e potenziare le migliori qualità che un essere umano possiede. Dopo gli anni della pandemia, essere felici è diventata la capacità di provare forza vitale attraverso il superamento delle avversità e la creazione di modelli di vita originali, che rompessero con l’universale modus vivendi del mondo occidentale, a favore di un recupero del sé e della sua espressione.
Ecco che allora anche gli schemi tradizionali lavorativi sono stati travolti dallo tsunami “ricerca e mantenimento della felicità”, ossia di quello stato di benessere psicofisico che permette all’Uomo di rimettere al posto giusto le priorità: fortuna economica, tempo per sé, affetti, interessi. Il mondo delle aziende alla ripresa delle attività devono fare i conti con questa “ricerca di felicità” che non ha un senso di marcia univoco datore di lavoro/ dipendente, ma anche prodotto/cliente. I mercati sono fatti di persone, il mercato deve soddisfare il desiderio umano di appagamento dei bisogni e dei desideri. Best practice attuate a favore di sostenibilità ed efficienza, devono ora coinvolgere aspetti economici, di sicurezza e wellbeing dell’individuo, per questo aziende e formatori professionali devono mettere in campo competenze cross-disciplinari relative alla cultura di carattere antropologico, psicologico, gestione delle intelligenze emotive degli interlocutori per fare fronte a situazioni interne e esterne. La sfida attuale, ad esempio nell’ambito degli equilibri vita/lavoro per un business traveller sarà da parte dell’azienda selezionare ed individuare flussi e modalità di trasferta: il mix tra viaggio d’affari e viaggio di piacere si sta sempre più diffondendo e agevolato dai datori delle aziende, al fine di alleggerirel’esperienza lavorativa con la giusta dose di relax o esperienza in famiglia. Ecco perché si parla sempre più di “esperienza. Alberghi, transfer, formazione devono essere a “misura d’uomo”, inclusivi e sostenibili, perché uno stile di vita equilibrato crea produttività e attaccamento all’Azienda, ne potenzia il senso di appartenenza da parte del dipendente, poiché una buona qualità di lavoro concretizza condizione di benessere psicofisico del dipendente, con tutto ciò che di positivo tale stato comporta . Il potenziamento dei benefit aziendali, aumenta l’appeal per nuovi candidati: orari flessibili, smart working, servizi ad hoc presso l’azienda (check up, asilo nido, lavanderia), e investimenti nel welfare quali partnership di fidelizzazioni tra fornitore di servizi e azienda/dipendente diventano attrattivi e vincenti.
Quali saranno gli sviluppi su cui aziende e TMC collaboreranno per un wellbeing dei dipendenti? Come organizzare al meglio la filiera del benessere e dell’equilibrio? Che tipo di investimenti le aziende vorranno/potranno affrontare per permettere ai loro dipendenti di vivere e lavorare felici?